I Motorpsycho non sono nuovi a contaminarsi nelle acque del jazz, tra i pochi dischi che ho di loro ricordo a tal proposito “Roadworks Vol 2”, a testimonianza di un gruppo che unisce riferimenti palesi a una matrice musicale “seventy”, con un eccletismo e un’audacia di fondo che li salvano in qualche modo da critiche troppo feroci di passatismo. In tale contesto si inserisce questo disco con l’ensemble fiatistico degli Jaga Jazzist Horn,e i risultati sono eccellenti.
Si parte con i quasi 6 minuti di “Bombay Brassiére”, pezzo strumentale, tenue, evocativo, crepuscolare anche se in crescendo sorretto da un lento giro di basso su cui si staglia lirica la linea melodica della tromba e successivamente degli altri strumenti. C’è qualcosa di canterburiano nell’aria. “Pills, Powder And Passion Play” è un bel brano con una prima parte cantata che ricorda una ballatona da FM a stelle a strisce e un finale strumentale splendido che, complice anche una tromba su tracciati hasselliani, sembra un outtake da “Brilliant Trees” di David Sylvian.
“Doffen Ah Um” ci conquista subito: un piano in lontananza e acquatiche note di flauto, poi un improvviso stacco e partono tre minuti di grande jazz-rock fiatistico con coordinate più vicine alla scuola inglese (Nucleus, Westbrook) che statunitense. A confondere ancor di più le acque ci pensa la successiva “Theme De Yo Yo”, sette minuti torridi che mescolano soul, jazz e rock-blues con grandi stacchi fiatistici, un basso pulsante, assoli di sax, una chitarra lancinante. Il groove del pezzo è trascinante, a tratti volutamente grezzo e screziato di negritudine (e stiamo parlando di un gruppo norvegese), peccato per la voce non convincente…
E per gli eterni insoddisfatti dell’avant-garde? Niente paura, per loro ci sono i 20 e passa minuti della finale “Tristano”, lunga suite che unisce struttura e improvvisazione controllata: un lungo brano ipnotico, lunare, psichedelico, con dissonanze e ritmi etnici, derive spaziali e rumorismo di fondo, che richiamano certo psycho-prog di marca kraut , i Popol Vuh, i Pink Floyd, una certa attitudine free-jazz, con un finale in crescendo travolgente con il basso che spinge il brano come un treno in corsa. Tutto molto bello e i Motorpsycho si confermano un gruppo non solo bravo, ma anche curioso e interessante.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
29/10/2006
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Chiusi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.