Cielo e terra. Aria e magma. William vola via, lasciando aperte le porte dell'anima. Il mondo è lì. La platea è fermamente eccitata. Tre tracce. Secondo Ep post-"Untrue", post-capolavoro degli Anni Zero, post-manifesto del nuovo dubstep. "Kindred" scotta fin dal primo minuto. Brucia calore e diffonde lampi di luce, ora tenui, ora improvvisamente accecanti. Le quattro parti che compongono l'introduttiva title track propongono subito gemiti angelici lontani sovrapposti a una secca decostruzione two-step. William palpita e si disperde. Resta la desolazione. Ma spunta un'oscura speranza. Con "Street Halo" il ragazzo preferiva nascondersi ancora nell’ombra. Ora c'è da mettere la testa fuori dal guscio e saper mordere.
"Loner" è dunque cassa. Will lancia la maschera in pista. Si lascia trasportare dal battito del proprio cuore senza più dover fare i conti con personali fantasmi da nutrire. La sua è una fuga androide in scia dancefloor. Al quinto minuto si infiammano i motori prima dell'arrivo. L'ultima propulsione. La meta è raggiunta. Bisogna tornare a casa. Un lento ribollire inquieta i consueti campionamenti vocali. La notte è finita. Ma la vera apoteosi è ancora alle porte. Il terzo capitolo è quello conclusivo, ma soprattutto l'inizio (?) di un nuovo cammino.
È davvero grande il "peso" di mostrare nuova materia e nuova linfa dubstep ai contemporanei e ai posteri. Ma William Bevan ha le spalle larghe e il cuore grosso quanto una casa. Così "Ashtray Wasp" incarna tutto ciò che fa di "Untrue" un disco importantissimo per l'evoluzione stessa della musica dubstep nel pop contemporaneo. I primi quattro minuti mostrano le ali spiegate dell'Arcangelo Will, cambio di rotta nel vuoto prima di raggiungere quota al quinto e continuare a diffondere dall'alto una scarica di orgasmi soul-step, ridotti nelle ultime battute da un ritmo più conciso, in coda magistralmente colorato seguendo l'insegnamento dell'amico Kieran.
Il cerchio deve ancora magicamente chiudersi. E "Kindred" è solo l'ennesima mutazione di un camaleonte urbano, l'ennesima conferma di un talento, l'ennesimo lampo di genio di un visionario. L'oscuro custode e il timido giullare ora vivono sotto lo stesso tetto. E non ci resta che bussare al citofono. Pena la noia.
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23/02/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.