PAUL WELLER - JAM - STYLE COUNCIL - Find El Dorado

2025 (Parlophone)
folk, rock, singer-songwriter

Paul Weller risale fino alle sorgenti del suo Eldorado musicale per scoperchiare uno scrigno di gemme da riportare alla luce. “Find El Dorado”, per l’appunto. Come suggerisce il titolo, il suo diciottesimo album in studio raccoglie alcune delle sue pepite musicali preferite, 15 per l’esattezza. Si tratta di brani risalenti a circa cinquant’anni fa, di autori vari (dai Kinks ai Bee Gees, da Richie Havens ai Flying Burrito Brothers), che il Modfather ha rispolverato avvalendosi della sapiente produzione del suo chitarrista di lunga data Steve Cradock, al suo fianco dal 1992. “Sono canzoni che porto con me da anni, mi sembrava il momento giusto per condividerle”, ha spiegato Weller che per l’occasione è tornato all’ovile della Parlophone, l’etichetta storica con cui ha pubblicato alcuni dei suoi album più apprezzati nel periodo 2015-2019. Si tratta del suo secondo disco di cover, dopo “Studio 150” del 2004, nel quale l’artista di Woking aveva proposto le proprie versioni di brani di Bob Dylan, Neil Young, Gil Scott-Heron e tanti altri, in una chiave soul-rock non dissimile a quella di suoi storici Lp come “Stanley Road” e “Heavy Soul”.

Rispetto al predecessore, “Find El Dorado” si distingue per una maggiore coesione stilistica e un’atmosfera più raccolta, anche a costo di suonare a tratti un po’ monocorde. Il sound è prevalentemente acustico, con influenze che spaziano dal folk al country rock fino alla musica tradizionale irlandese, grazie anche a strumenti come il tin whistle, il violoncello, la cetra e l’armonium. La produzione di Cradock contribuisce a forgiare un suono caldo e intimo, fedele allo spirito originale dei brani ma arricchito da arrangiamenti sempre calibrati e raffinati.

L’interpretazione vocale di Weller conferisce omogeneità al lavoro, restituendo a volte la sensazione che si sia completamente appropriato delle canzoni, trasformandole in creature proprie. Le versioni, tuttavia, sono generalmente fedeli agli originali, con alcune eccezioni, come la rilettura più libera di “Pinball” del cantautore/attore inglese Brian Protheroe, arricchita dal sax suadente di Jacko Peake, e di “Lawdy Rolla” della band-meteora francese Guerrillas, punteggiata da un organo d’antan e dal sassofono psichedelico di Kevin Haynes.

Una menzione speciale merita la cover di “I Started A Joke” dei Bee Gees, scelta anche come singolo. Alle prese con uno dei capolavori pop dei fratelli Gibb, Weller cesella una ballata struggente e dolceamara, amplificando l’intensità emotiva del testo grazie a una prestazione vocale calda e controllata, sostenuta da un arrangiamento orchestrale sontuoso, che intreccia archi e cori. Una toccante riflessione sulla fragilità di cui Weller conserva la debordante vena malinconica, aggiungendo un tocco d’inconfondibile eleganza.

Tra gli episodi più riusciti, spiccano anche le raffinate riletture di “Nobody’s Fool” di Ray Davies (accreditato ai Cold Turkey) e di una “One Last Cold Kiss” che evoca con struggente intensità la tradizione irlandese, grazie al contributo del violinista John McCusker e della vocalist Amelia Coburn.

Nel suo personale Eldorado, Weller ha portato con sé anche alcuni ospiti di rilievo: Robert Plant duetta con lui in “Clive’s Song”, fornendo voce e armonica blues in un’atmosfera suggestiva; Noel Gallagher suona la chitarra nella title track “El Dorado”, scritta da Eamon Friel nel 1983; Declan O’Rourke condivide la voce nell’iniziale “Handouts In The Rain” (Ritchie Havens); infine, il senegalese Seckou Keita arricchisce “Journey” con la sua virtuosa kora, introducendo sonorità africane che ampliano ulteriormente lo spettro musicale del disco.

“Find El Dorado” non è un semplice album di cover, ma un progetto organico, che riflette la passione di Weller per un repertorio che ha influenzato profondamente la sua formazione musicale. Novello archivista, l’ex-leader di Jam e Style Council è andato alla ricerca di brani spesso semi-dimenticati o trascurati dalla storia ufficiale del rock e del folk, riportandoli alla luce con rispetto e devozione. Alla coerenza del progetto contribuisce anche un filo tematico che lega molti dei brani scelti: testi come quelli di “Small Town Talk”, “When You Are A King” e “Daltry Street” condividono una vena malinconica e contemplativa, in grado di raccontare solitudini discrete, sogni sbiaditi e nostalgie da middle class inglese.

Niente di rivoluzionario o memorabile, ma la sincera testimonianza di un musicista sempre curioso e vorace, con il suo (ever changing) mood di sempre.

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02/08/2025

This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Fabretti, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Handouts In The Rain (Richie Havens)
  2. 2. Small Town Talk (Bobby Charles)
  3. 3. El Dorado (Eamon Friel)
  4. 4. White Line Fever (The Flying Burrito Brothers)
  5. 5. One Last Cold Kiss (Christy Moore)
  6. 6. When You Are A King (White Plains)
  7. 7. Pinball (Brian Protheroe)
  8. 8. Where There's Smoke, There's Fire (Willie Griffin)
  9. 9. I Started A Joke (Bee Gees)
  10. 10. Never The Same (Lal And Mike Waterson)
  11. 11. Lawdy Rolla (The Guerrillas)
  12. 12. Nobody's Fool (The Kinks)
  13. 13. Journey (Duncan Browne)
  14. 14. Daltry Street (Jake Fletcher/P.P. Arnold)
  15. 15. Clive's Song (Hamish Imlach)

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