Ty Segall è uno di quei musicisti non in grado di produrre dischi brutti, ma è anche fra quelli che non riescono mai a completare quegli ultimi due passi che separano dal capolavoro. Dopo esserci andato vicino con “Freedom’s Goblin”, la sua iper-attività lo porta troppo spesso a pubblicare opere discontinue. Con “Hello, Hi” tenta un percorso alternativo: lasciare un attimo in soffitta fuzz, chitarroni e psichedelia lisergica, per elaborare dieci tracce in prevalenza acustiche, fra le quali meritano menzione almeno le brillanti “Over” e “Distraction”.
Segall guarda al passato, combinando gli aromi glam di Bolan con quelli flower power di Donovan, aggiungendo spruzzatine di Neil Young e Beatles versante Harrison, rimasticando il tutto a proprio uso e consumo e omaggiando i Mantles con la cover di “Don’t Lie”. Il “Piccolo Cesare” californiano suona quasi tutti gli strumenti, nel proprio studio, con pochi contributi apportati da fedeli collaboratori, fra i quali Mikal Cronin, protagonista del solo di sax nella seconda parte di “Saturday”.
Armonioso e introspettivo, concepito all’insegna della semplicità, pur nella sua costante ricerca dell’elemento dissonante, “Hello, Hi” è una celebrazione acoustic-folk che non lascia fuori dalla porta il furore del suo autore. Inevitabile, quindi, che le chitarre elettriche si riaffaccino, in maniera decisa nell’imperiosa title track, e più controllate in “Looking At You” e “Saturday, Pt. 2”. Segall ricerca l’imprevedibilità senza andare a discapito dell’energia, in un leggero e piacevolissimo lavoro di transizione.
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28/07/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Lancia, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.