I Real Estate stanno per tornare, ma devono sapere che là fuori non tutto è come prima. Non solo c’è una concorrenza cresciuta in casa, nella mente di Matthew Mondanile, ma il genere “garage-psych-jangle” che hanno contribuito a creare o rilanciare si è arricchito in questi due anni di altri emuli di successo: prima gli Allah-Las, poi questi Mantles, che la Slumberland presenta dal fermento della Bay Area.
Oziose spernacchiate colorate (“Reason’s Run”, “Brown Balloon”) si srotolano come un pomeriggio al parco, con interessanti accessi chitarristici (con alcuni momenti che rimandano al jangle più rumoroso della Flying Nun come “Bad Design”) che sembrano scuotere i brani dal torpore, per lasciarli involare sui riff caramellati di “Long Enough To See”.
Forse questo secondo disco dei Mantles è effettivamente quello che si è avvicinato di più alla perfezione stilistica, alla purezza e alla complessità di “Days”, nonostante rimanga un senso di dissimulazione e di incompiutezza che rende “Long Enough To See” un prodotto di complemento della scena che si sta rapidamente creando sulla West Coast.
Rimane comunque un buon antipasto, più sentito e duraturo, probabilmente, dell’esordio degli Allah-Las, come dimostrano il coinvolgente straniamento di “Raspberry Thighs” o delle confessioni di “Shadow OF Your Step”.
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18/09/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.