RAFAEL ANTON IRISARRI - Peripeteia

2020 (Dais records)
ambient drone

Dopo aver dedicato tanti anni della sua carriera alle paure più profonde dei nostri giorni, da “Solastalgia” (il malessere derivato dal timore dei cambiamenti climatici) a “Midnight Colours” (gli ultimi rintocchi di orologio prima dell’apocalisse) alla totale avversione alle politiche trumpiane di “The Shameless Years”, Irisarri sembrerebbe arrivato a un punto di svolta. Almeno questo intenderebbe dirci il titolo del suo nuovo album, “Peripeteia”, parola greca traducibile proprio in punto di svolta. Un cambiamento che ovviamente non fa rima con tradimento delle proprie idee o della propria poetica visionaria, bensì si traduce in un rinnovato spirito di ricerca che inverte oggetto e soggetto.

Se la musica di Irisarri prendeva sempre spunto dall’esterno, alterando la percezione dell’oggetto scelto per dipingere con la musica una visione del mondo che andasse molto oltre il punto di partenza iniziale (ad esempio, la vicenda del lago fantasma di “The Unintentional Sea” trasformata in monito per i continui oltraggi all’ambiente), creando musica fondamentalmente espressionista (cioè capace di descrivere un oggetto o un luogo dandone un’interpretazione personale figlia della sensibilità dell’autore), ora Irisarri inverte la prospettiva. Non parte più dall’esterno ma dall’interno, concentrandosi sul personale per raccontare una storia umana più ampia.

Ne nasce un lavoro ambivalente, figlio di sensazioni altalenanti tra fugaci momenti di ottimismo (“Arduous Clarity”) e inarrestabili cadute in baratri senza fine (“Fright And Control”). L’iniziale “I Still Have The Sun To Cast A Light” possiede il tipico incedere irisarriano, con le consuete stratificazioni e distorsioni che sono la sua principale peculiarità, con quel “suono”, quel timbro che è riconoscibile in un attimo da tutti gli appassionati della musica ambient contemporanea. E’ a tutti gli effetti la sua ennesima sinfonia elettronica, aperta, ariosa e imponente. La potenza lascia velocemente spazio all’emotività, ai venti elettronici cupi con echi di synth e lontani cori manipolati di “Mellified”, interessante fusione di atmosfere di cori vagamente religiosi e synth claustrofobici.

“Arduous Clarity” cambia totalmente registro, dando vita a nuovi mondi, a nuove visioni. L’ottimismo sembra prevalere, la luce superare l’oscurità grazie a una serie veloce di note che si congiungono alle consuete stratificazioni di Irisarri, con sintetizzatori giocosi che ricordano le soundtrack da videogame di C418 (quello di “Minecraft”, per intenderci). Ma la luce dura pochissimo: “Refuge/Refuse”, uno dei brani più tristi e intimi di Irisarri, ci riporta immediatamente nei luoghi orridi dove sopravvivono fantasmi che urlano la loro disperazione, la loro scomparsa e la loro sofferenza con cori manipolati, presumibilmente ispirati alle moderne tragedie dei profughi. Il nero diventa sempre oscuro sino a “Fright And Control”, viaggio industrial da incubo e “Vanishing Points”, che incede lentamente per svanire nel nulla da dove era partito.

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05/06/2020

This article is an English translation of the original Italian text by Valerio D'Onofrio, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. I Still Have The Sun To Cast A Light
  2. 2. Between Negative Voids
  3. 3. Mellified
  4. 4. Arduous Clarity
  5. 5. Refuge/Refuse
  6. 6. Yearn
  7. 7. Fright And Control
  8. 8. Vanishing Points

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