Da sempre interessato alla commistione di culture diverse, poeta del dialogo tra mondi divisi da muri reali o solo psicologici, Rafael Anton Irisarri torna a collaborare col musicista argentino Leandro Fresco dopo l’esperienza del 2017 di “La Equidistancia“. Viene quindi nuovamente tracciato questo ponte immaginario tra le due Americhe, quella ricca del Nord con la povera del Sud, in un filo conduttore che cerca di avvicinare la New York famelica e trumpiana di Irisarri con la Buenos Aires disperata e vitale di Fresco.
Questo dialogo incessante si fonda sulla poetica tipicamente irisarriana delle grandi folate elettroniche imperiose e struggenti, di droni imponenti che – in questi caso – non raggiungono le grandezze a cui il compositore ci aveva abituato nei capolavori “A Fragile Geography” (2015) e “The Shameless Years” (2017). L’incontro tra i due artisti crea un compromesso dove le cascate di synth si incontrano per alternare momenti riflessivi ad altri più violenti. Tra questi spicca il brano più imponente – “Mientras Más Me Alejo De Ti, Menos Me Importa Cuan Lejos Estoy” – alternanza di monolitici muri sonori e scossoni ritmici violenti e martellanti. È il brano (come intenderebbe il titolo) della fratellanza tra i due artisti, legati da un legame fortissimo pur essendo separati da migliaia di chilometri di distanza.
Questa connessione umana viene ritrovata nei malinconici venti cosmici di “El Reflejo Que El Sol Ha Perdido” o nella spirali elettroniche intersecate alle rare note di piano di “El Vacío En Sus Ojos”. Quando un minimo di melodia emerge, Irisarri la sommerge con le sue stratificazioni, come la bufera che sotterrerà ogni manufatto umano e ogni ricordo della nostra esistenza.
The poetry of Irisarri and Fresco, even as it tries to describe the unbreakable bond between two kindred artists, remains constantly melancholic and disenchanted, as in "Cuando La Rutina Nos Toma Desprevenidos", a reflection on the inescapable passing of time, or in "El Viento Aún Nos Lleva Sumergidos", where the wind definitively submerges every one of our narcissistic ambitions.
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23/01/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Valerio D'Onofrio, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.