CCCP - CSI - The land, the war, a private affair (reissue)

2009 (Universal)
alt-rock

Alba, 5 ottobre 1995, Chiesa di San Domenico, i Csi eseguono un concerto in onore e a memoria di Beppe Fenoglio. L’album live che documenta la serata, intitolato “La terra, la guerra, una questione privata”, esce nel gennaio del 1998 mentre la band sta vivendo il suo momento di massimo successo, ma viene ritirato pochi mesi dopo perché, come dicono le note, “non è una questione economica, è una questione privata”. Oggi l’album viene ripubblicato rimasterizzato, con accluso un Dvd contenente i documentari “Un giorno di fuoco” (la testimonianza filmata di quella serata ad opera del regista Guido Chiesa) e “Sul 45° parallelo” di Davide Ferrario. Se le canzoni recenti dei superstiti dei Csi (Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo, Giorgio Canali) sembrano oggi destare meno interesse rispetto alle prese di posizione politiche del cantante, questo disco merita invece di essere riascoltato, dato che riassume in sé tutta l’esperienza di un gruppo fondamentale per gli anni Novanta italiani.

Il concerto qui riproposto è inoltre ben di più di una semplice testimonianza o di un “best of” dal vivo, infatti vede la band impegnata in un atto radicale: portare sul palco l’impegnativo album “Gothic Line” e al contempo rendere omaggio allo scrittore che più di tutti ha saputo dar voce alla storia della Resistenza partigiana. A cinquant’anni da quella esperienza i Csi. cantano di una “memoria, cara/consolante” ma lo fanno con durezza e intransigenza, mettendo il pubblico di fronte a qualcosa che è insieme liturgia laica, lamentazione collettiva, ricordo, chiamata alla lotta. I brani si susseguono in modo da raccontare la vita di Fenoglio nei suoi tre momenti fondamentali: la “terra” è quella dell’infanzia, trascorsa ad Alba, in Piemonte, tra le colline delle Langhe; la “guerra” è la Resistenza; la “questione privata” è la vita dopo la Liberazione, durante la quale Fenoglio scrive i suoi libri sui partigiani ricordando non solo le battaglie, ma anche e soprattutto la bellezza di essere vivi e giovani.

Le canzoni dei Csi conducono l’ascoltatore lungo questo percorso attraverso le declamazioni solenni e vibranti di Ferretti le cui parole, lucide, accorate, si alzano nell’aria con assoluto nitore, come”aride schegge, secche/ adatte al fuoco”. Tutto intorno al dolore del cantante si sviluppa però una materia musicale crepitante, fluida, per quanto scarna e minimale. Molto spesso l’accompagnamento inizia in sordina, con la sezione ritmica pressoché azzerata, per poi deflagrare in lunghe code strumentali, spesso giocate sugli intrecci tra le due chitarre elettriche (Canali e Massimo Zamboni), o tra queste e il pianoforte di Francesco Magnelli.

Se le parole lasciano annichiliti, la musica aiuta i sentimenti ad esplodere e a trovare la catarsi, bilanciando le aspre distorsioni chitarristiche con squarci di grazia e bellezza dati dagli strumenti acustici, dal piano, dai controcanti di Ginevra Di Marco. Particolarmente toccante è la sezione finale del disco, dove gli arrangiamenti sono scarnificati, ridotti a un dialogo tra piano e voce così da restituire alla propria fondamentale intimità i più delicati brani dei Csi, insieme a una “Annarella” proveniente dal repertorio dei CCCP, l’incarnazione precedente del gruppo. Tra gli altri episodi spiccano il tragico recital di “Memorie di una testa tagliata”, trasformata in una odissea sulla coscienza ferita dell’Occidente, con uno struggente dialogo finale di piano e chitarra, e una “Cupe vampe” ulteriormente rallentata rispetto alla versione di studio, pronta a passare dall’accompagnamento di un semplice bordone di tastiera a un’orgia di distorsioni sulle quali si leva la requisitoria infuriata del cantante.

Lo spirito del concerto è tutto racchiuso nel brano intitolato “Guardali negli occhi”, originariamente concepito per il progetto “Materiale Resistente”: frammenti di canti partigiani più o meno noti (tra cui “Bella ciao”e “La Badoglieide”) riuniti per ricordare agli italiani da dove vengono, e per spingerli a vigilare sul loro presente.

Detto del disco, bisogna aggiungere che a giustificare l’acquisto basterebbe soltanto il bellissimo film “Un giorno di fuoco”, dove emergono appieno l’eccezionalità dell’evento musicale (un concerto in una chiesa consacrata) ma anche la bellezza delle parole di Fenoglio, attraverso una serie di letture a cui partecipa pure un intenso Ferretti. Parole dure e potenti come la pietra (like a rock?), e la sensazione di un evento multimediale dove musica, letteratura e cinema si fondono in modo particolarmente riuscito. A colpire però sono anche le immagini degli archivi fotografici, usate dal gruppo come complemento alla performance: le facce senza nome di coloro che, su quelle colline di Langhe ora sonnolente, un giorno hanno combattuto e sono morti.

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01/07/2009

This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Salzano, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. La terra
  2. 2. Campestre
  3. 3. Esco
  4. 4. Fuochi nella notte di San Giovanni
  5. 5. La guerra
  6. 6. Guardali negli occhi.
  7. 7. Gothic Line
  8. 8. Cupe vampe
  9. 9. Memorie di una testa tagliata
  10. 10. Una questione privata
  11. 11. In viaggio
  12. 12. Del Mondo
  13. 13. Annarella
  14. 14. Irata
  15. 15. Guardali negli occhi (ripresa)
  16. 16. Un giorno di fuoco (dvd)
  17. 17. Campestre
  18. 18. Esco
  19. 19. Buon anno ragazzi
  20. 20. Fuochi nella notte di San Giovanni
  21. 21. Guardali negli occhi.
  22. 22. Gothic Line
  23. 23. Cupe vampe
  24. 24. In viaggio
  25. 25. Madre
  26. 26. Annarella
  27. 27. Irata
  28. 28. Depressione Caspica
  29. 29. E ti vengo a cercare
  30. 30. Sul 45° parallelo
  31. 31. Ongii
  32. 32. Vicini
  33. 33. Unità di produzione
  34. 34. Matrilineare
  35. 35. Brace
  36. 36. Forma e sostanza
  37. 37. Accade
  38. 38. Bolormaa
  39. 39. Gobi
  40. 40. Mimporta 'nasega

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