VLADISLAV DELAY - Kuopio

2012 (Raster-noton)
electronic

C’è da chiedersi come diamine faccia. Hailuoto a Sasu ha fatto bene, un anno esatto fa “Vantaa“, ora “Kuopio”, nome anche di una cittadina finlandese che volge lo sguardo al mare. E’ così che me la immagino, che Delay me la fa immaginare. Senza spazio per umidità o nebbie, anche se leggere. Ma immagini terse, cristalli in movimento.

Con gli abeti che tentano di allungarsi, e ghiaccio a immobilizzarli. Questo sole che picchia dannatamente forte, ma è un calore che rimane crializzato, che è apparente. Si vede, ma non si sente. A chi verrà a obiettare che è il solito disco di Delay, calma e sangue freddo. Così non è.

“Kuopio” ha struttura, le ossa sono saldissime. Con le solite fantastiche scie che avvolgono. Ma non sono pannelli e drappeggi lasciati free – come negli ultimi due lavori – quanto funzionali a vestire queste colonne vertebrali, questi puntelli che lavorano di fino. Dio è ridisceso in terra, e mostra al mondo come si fanno le cose belle.

A sound of impressive softness lives and rises, travels, dominates, illuminates. Sasu has never let go this much, with that sun that lights us up now in his command. It's a process of melting ice that's as gentle and constant as it is energetic and explosive.

Si illuminano, brillano le stalattiti, mentre distillano man mano gocce d’acqua. Gli zampilli e i clip clop si fanno sempre più insistenti. “Osottava” si apre come un Alva Noto passato sotto una coltre di zucchero, e si risolve in un rivolo in un loop che arriva da una galassia altra: un mantra sinistro quasi orrifico (witch) di una bellezza cosmica. Il calore distillato di “Kulkee”, l’andirivieni telegrafico col beat pressante in sottofondo di “Marsila”, caramelle gommose immerse nel glitch per “Hitto”.

Tutto questo per dire come l’universo di Delay sia diventato pura struttura, colta nella sua essenza più liquida. Il piglio aggressivo di “Vastaa” difficilmente in Delay lo si è mai sentito prima: ruggiti. Se “Hektonen” ricorda vagamente il capolavoro “Huone”, il dub immerso nella neve di “Avanne” o gli spasmi di “Kellute” tracciano un filo che unisce il tutto.

Forse Delay ha completato qui sia il suo lavoro più pop, sia il suo vertice assoluto. Espressione di un’arte perennemente in bilico tra colonne portanti e scie dismesse, “Kuopio” eleva il concetto di fusione al suo apice. Non c’è nube all’orizzonte, nessuna tempesta in arrivo. L’aurora boreale, il cielo sopra Kuopio, vivono di una luce che non si spegne. E dispensa un calore forse un po’ distante.

Kuopio è la colonna sonora di uno spazio immacolato. Voi dovete solamente ascoltare in silenzio. La luce verrà a voi.

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14/11/2012

This article is an English translation of the original Italian text by Alberto Asquini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Vastaa
  2. 2. Hektonen
  3. 3. Avanne
  4. 4. Kellute
  5. 5. Osottava
  6. 6. Kulkee
  7. 7. Marsila
  8. 8. Hitto

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