Come scritto qualche anno fa in occasione dell’esordio dei Fontaines D.C., con l’espressione doggerel si indicano versi burleschi, filastrocche popolari. Anche i Pixies scelgono questo termine come titolo dell’ottavo capitolo della loro discografia, il quarto della seconda vita, ancora prodotto da Tom Dalgety presso i Guilford Sound in Vermont.
Ormai maturi e istituzionalizzati, Black Francis & Co. hanno levigato progressivamente l’irruenza e i ruggenti tratti del past in un maturo e melodico alt-pop. I brani adesso sono più compositi e meno d’impatto, con il cantante sempre più accompagnato dalla chitarra acustica, per quanto in qualche tratto sia possibile scorgere il lampo dei “cari vecchi Pixies”.
Gli “alti” non raggiungono il livello di “Head Carrier“, il lavoro migliore post-reunion, ma almeno vivacizzano un ascolto fin troppo tranquillo. Nella parte iniziale dell’opera troviamo così il cambio di ritmo dell’opener “Nomatterday”, i toni western di “Vault Of Heaven”, la bella “Dregs Of The Wine”, impreziosita dai puntuali controcori di Paz Lenchantin. Peccato per la mancanza a questo giro di un passaggio con la sua voce in primo piano.
Uno stralcio di alone spettrale ereditato dal predecessor rimane in “Haunted House”, ma dopo la trascinante “There’s a Moon On”, presentata nel live-greatest hits Roman di quest’estate, l’ispirazione va via via scemando fino alla title track posta in conclusione.
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05/10/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Alessio Belli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.