PAUL MCCARTNEY - New

2013 (Concord - hear music/ universal)
pop-rock

Di tutti i veterani, di tutti i leggendari reduci dell’epopea pop anni Sessanta, Paul McCartney brilla ancora come un esempio: già, perché più e meglio di ogni altro vecchio frequentatore d’alta classifica ha saputo gestire, accudire, plasmare la propria ispirazione col passare del tempo, delle mode e delle tendenze.

Ancora oggi, di fatto, a cinquant’anni dai suoi esordi, Sir Paul è riuscito a conservare il proprio appetito artistico, nutrendo l’infallibile orecchio melodico e approfondendo la misteriosa alchimia delle dinamiche e degli arrangiamenti. Ha realizzato tutto questo pur concedendosi alle folle con grande affetto e generosità, senza attardarsi tuttavia sedendo troppo a lungo sugli allori, oppure sentendosi sazio di un talento così meravigliosamente chiacchierato, fantasticato, invidiato.

Settantadue anni e oltre venti album a suo nome non frenano la voglia matta, genuina di esplorare nuovi territori espressivi, di tentare la propria Musa (ora osando ora issando il suo gioviale marchio di fabbrica a mo’ di bandiera) dimostrandosi sempre lucido e misurato nelle scelte. Tutto ciò, unitamente all’aver limato certe stucchevoli consuetudini fa di “New” uno degli episodi più interessanti e riusciti nella carriera “over 50” del buon Macca, di diritto al fianco di “Flaming Pie” e “Chaos And Creation In The Backyard”.

All’apparenza saturo e sovrabbondante, il nuovo album rivela il suo fascino tanto nell’immediato quanto alla lunga distanza, elaborato e gravido di sorprese com’è, dettagli e particolari che sbocceranno ad ogni ascolto. Ottima e lungimirante l’idea di affidarsi alle cure di quattro giovani produttori artistici, esperti di nuove sonorità e consapevoli costruttori di successo altrui: Paul Epworth ha portato in gloria Adele, lo stesso fece anni fa Mark Ronson con Amy Winehouse. Due figli d’arte completano la lista, entrambi probabilmente cullati già in fasce dal Nostro ai bei tempi: Giles Martin e Ethan Johns. Il padre del primo, architetto sonoro dei Beatles, non ha bisogno di presentazioni. Il genitore del secondo, altrettanto celebre, ebbe a che fare coi Fab Four durante le tormentate sessions di “Let It Be” prima di passare il testimone a Phil Spector. Ognuno dei producer ha saputo condurre McCartney in un differente paesaggio sonoro, spingendo sull’acceleratore senza mai svilire il messaggio o sfar smarrire la strada all’autore. Il quale non perde il vizio di suonare quasi tutti gli strumenti disponibili ma soprattutto esce quanto mai rinvigorito, addirittura tonificato dalla “sfida del 2.0”.

Dodici brani oscillanti tra i tre e i quattro minuti: si parte sgommando a cento all’ora, rombando a pieni giri in sella a una “Save Us” che parrebbe uscita dal miglior songbook targato Black Keys o Kings of Leon.

Un rockaccio elettrico a perdifiato, perfetto nella costruzione, nell’andatura e negli incastri.

Si fa appena in tempo a frenare, scendere a terra barcollanti che già arriva “Alligator”, inebriante psichedelia conteamporanea, ideale anello di congiunzione tra sensualità beatlesiana e mood etereo in salsa Coldplay. Un sospiro arriva grazie a “On My Way To Work”, mid-tempo acustico ed ennesima prova del dono che Paul McCartney possiede per il refrain accattivante e orecchiabile. Mellotron, Moog e synth sono protagonisti di “Queenie  Eye” che, insieme al singolo “New”, sembrano uscite come per incanto dal vaso di Pandora del “Magical Mistery Tour”, fuori tempo massimo, oppure giusto in tempo per ibridarsi e contaminarsi con sonorità altre. “Everybody Out There” mescola invece rock da grandi arene con un folk rock scuro reminiscente dei Rem. “Hosanna” gioca con alcuni nastri lasciati scorrere al contrario, mentre la lezione dei Wings torna in due brani, con alterna fortuna: “I Can Bet” è il perfetto singolo maccartiano, vincente nei ritornelli e sorprendente nella chiusura synthetica. Non è così per “Looking At Her”, troppo prevedibile e risaputa col suo incedere mellifluo da ballad radiofonica vincente. Infine “Road”, tutta tastiere e percussioni, un viaggio in technicolor, incredibile e futuristico, nella mente di un Paul d’avanguardia, che lascia presagire una strada molto interessante da battere in futuro.

Unica concessione al ricordo, alla malinconia agrodolce del “Come eravamo”, resta “Early Days”, sontuosa ballata acustica tutta dedicata agli esordi della band, ai tempi giovanili di Liverpool e di Amburgo. Un brano, questo, che sa portarti via, trascinandoti oltre, in una dimensione favolistica nella quale il Nostro, come un immaginario Frodo Baggins si guarda allo specchio e, per un momento, si rivede ragazzino imberbe sul ciglio della strada, all’inizio di una Grande Avventura. Sono i giorni precedenti alla gloria, quando non era altro che il membro di un promettente complesso senza tempo da perdere, su e giù da un palco di legno marcio, vestito di nero da capo a piedi, quattro letti in comune e ore di magia per pochi spiccioli. Gesta eroiche, romanticizzate al punto tale che Paul, ora, si sente in dovere di cantare la sua versione dei fatti, quella di chi c’era e ha condiviso gioie e dolori prima di assurgere a “Favoloso”.

Lo fa con disincanto, con punte di britannico cinismo, eppure glielo perdoniamo.

Anzi, lo ringraziamo: per avercelo ricordato, per non aver lasciato il passo a una vecchiaia schiava del Mito, bolsa e auto-compiaciuta. Il McCartney di “New” è un esploratore temerario, curioso e perfezionista. All’occorrenza, rassicurante vino d’annata da sorseggiare in due, vicino al caminetto.

Comunque lo desideriate, un artista in gran forma.

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21/10/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Ariel Bertoldo, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Save Us
  2. 2. Alligator
  3. 3. On My Way To Work
  4. 4. Queenie Eye
  5. 5. Early Days
  6. 6. New
  7. 7. Appreciate
  8. 8. Everybody Out There
  9. 9. Hosanna
  10. 10. I Can Bet
  11. 11. Looking At Her
  12. 12. Road

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