Quest’anno il ricco palinsesto musicale estivo di Piazza Plebiscito ha visto salire sul palco due artiste di casa che comunicano sonorità ricercate e a tratti internazionali e che fanno parte del nuovo substrato musicale che nasce e si fa strada su Internet, raccogliendo follower, diventando così parte della contemporaneità e della sempre più fervida scena urban (e non solo) partenopea: La Niña e Altea. Apre il concerto la seconda, all’anagrafe Altea Memmi, cantautrice salentina di stanza a Napoli, una delle voci del collettivo napoletano Thru Collected: artisti visuali, musicisti, produttori, cantanti, ragazzi ispirati dalla musica suonata degli the '80s/90, ma anche drum’n’bass, electro e ambient. Il loro album “Discomoneta”, in cui si passano il microfono sei musicisti, è stato salutato da buona parte della critica come uno dei dischi più creativi del 2021.

Alla rassegna Altea presenta il suo Ep: “Non ti scordar di me”. E lì sul palco, delicata ed elegante, è un tutt’uno col microfono e la sua tastiera, accompagnata da basso e chitarra. Inizia e scuote subito dal profondo: le sonorità dub, indie ed electro, che evocano atmosfere dilatate, i testi celati da una voce intima, il tutto assorbito, rielaborato e proposto in maniera da esplodere sulla pelle e nel cuore.
C’è poco da fare: la ragazza è sicura, potente nella sua delicatezza ed emoziona. E probabilmente il pubblico di Piazza del Plebiscito non si aspettava tali sonorità, ma sicuramente la proposta di un diverso tessuto musicale napoletano che esiste, si sta facendo strada e supera i limiti e la piattezza della trap, non può che far bene. E stavolta bisogna ringraziare il direttore artistico della rassegna, Lello Arena, per la sua sensibilità alla bellezza.

Pochi minuti ed è la volta della cantautrice e chitarrista Carola Moccia, aka La Niña. Carola buca il palco sin dal primo pezzo. La sua presenza è forte, ma ciò che più colpisce è la miscelazione dei testi in dialetto con la potenza delle basi musicali: sul palco assieme ad Alfredo Maddaluno, poli-strumentista napoletano, producer e art director del progetto, mette in scena una rielaborazione della lingua napoletana e delle sonorità tradizionali proprie degli strumenti antichi processati con gli elementi del sound contemporaneo, e ciò che ne esce è forte. La Niña ammalia il pubblico grazie alla sua presenza scenica, e ai suoi movimenti che accompagnano i testi di rabbia e rivalsa sostenuti dal ritmo battente.
Ma quello che più colpisce è la forza nel gruppo che scaturisce dalle singole energie e la vedi tutta. La Niña parla di teste cadute in “Salomè”, perché, come dice lei, “ogni tanto qualche testa deve cadere”: “Fernesce malamente chi ‘a vo’ fa’ cuntenta. ‘O sanghe ‘a fa ascì pazza manco fosse argiento. Ce sta chi pe’ ‘na notte l’ha creduto ammore. E s’è truvato c’ ‘a capa int’ a ‘nu piatto d’oro”. Parla di esperienze di vita, in “Respira”, portandoci indietro nel tempo con l’utilizzo della voce che un po’ ci ricorda Teresa De Sio.
Duetta con BigMama e Clementino, affascina con l’interpretazione gestuale in “Notte”. Continua con un paio di pezzi del repertorio classico napoletano e poi è la volta della commozione con “Fortuna”: “‘Nfonno ‘o specchio se vere ‘o futuro, t’è vestuto e dimane staje annuro. Alluccàmme e nun ce sente nisciuno e si arrivamme po’ ‘a chiammamme Fortuna”. Il pubblico è lì per lei, canta ed è entusiasta di ascoltare l’artista che ha saputo raccogliere tutte le opportunità che il mondo digitale offre sia per la produzione musicale che per la creazione dell’immagine.

Quella di Altea e de La Niña è una nuova autonomia, sostenuta dagli strumenti della rete: il DIY (Do it yourself), una volontà di indipendenza giustificata dall’urgenza di comunicare la propria creatività senza sottostare a condizioni imposte dall’esterno. Con testi necessariamente intimi, perché è una generazione che è stata bloccata dalla pandemia. Che rimangano o meno nella “storia e negli annali” della musica, che lascino un segno, questo non lo sappiamo ancora ma, per dirla con Zygmunt Bauman, “la liquid generation è così: approfitta delle occasioni godendone nell’immediato, finché durano, non considerandole come capitolo introduttivo a un progetto di vita”.

Foto di Riccardo Piccirillo
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This article is an English translation of the original Italian text by OndaRock Staff, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.