Un album che si presenta con il titolo “Entropia Padrepio” lascia già da sé immaginare di doversi preparare a un’opera ricca di contrasti. Pur giovanissimi, i veneti Post Nebbia, guidati dall’estro creativo e compositivo di Carlo Corbellini, vantano già una certa visibilità ed esperienza nell’ambito del panorama indipendente italiano. Esordienti nel 2018 con l’album “Prima Stagione” per la Dischi Sotterranei, trovano nel 2020 un primo punto di svolta con “Canale Paesaggi”, grazie a una interessante interpretazione cupa ed ermetica di un synth-pop venato di tensione lisergica da new wave e lassismi garage.
“Entropia Padrepio” (che ripropone, come il suo predecessore, il connubio tra Dischi Sotterranei e La Tempesta) riprende e amplifica i tratti stilistici già evidenziati con i primi lavori, perfezionandone una certa ambiguità sonora e lirica già messa ben in mostra. Nella scrittura di Corbellini per “Entropia Padrepio”, si riflette ancor più evidente che in passato un dualismo costante. C’è un palese influsso spirituale, che fa il paio con una materialità viva. C’è un distaccato senso di decadentismo, ma allo stesso tempo risuona una leggerezza pop dal gusto retrò. C’è (come forse lo stesso titolo esemplifica) una sorta di trait d’union tra una profana assunzione di alienazione post-moderna (così come mutuata da un concetto appartenente alla fisica) e un immaginario sacro dai connotati marcatamente popolari. E funziona. I registri si combinano infatti senza forzatura, forgiando un album coerente nella sua ambivalenza. I refrain trainanti partono da fondamenta ben saldate nei languori it-pop contemporanei, ma non di rado vanno a ritroso a pescare contorsioni che citano tanto Battiato, quanto i Beatles più acidi.
Everything is steeped in an aura of mysticism, propped up by swells of synth, either expansive and apocalyptic or scattered into oblique, dissonant glitches. Elsewhere the album comes to rest on French-flavoured electro reinforcements, while retaining the knack of shrewdly veering toward phrasing that's vaguely (and somewhat simplistically) cinematic prog.
Il nuovo lavoro dei Post Nebbia è insomma un reticolo di influenze più o meno nobili (sicuramente lontane tra loro) amalgamate con sapienza e personalità. È l’incontro ideale tra un linguaggio psichedelico moderno e una “retromania” anni 80 che è peculiarità imperante dell’attuale pop italiano (sebbene i veneti attingano alle sfumature più fumose di stampo wave). Sicuramente, in ogni caso, un nome da tener ben presente alla luce dell’evoluzione di un movimento alt-pop nostrano ormai da un po’ di tempo abbastanza fermo al palo.
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02/06/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Giovanni Epistolato, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.