SPERANZA - L’ultimo a morire

2020 (Universal)
rap, trap

È un gioco di parole simpatico quello che Speranza ha scelto per intitolare il suo primo Lp, nel quale il moniker prende il posto della speranza nel famoso detto popolare. C’è dell’ironia, sostanza che accompagna il rapper sin dal rilascio dei primi singoli nel 2017 (alzi la mano chi ascoltando “Chiavt A Mammt” per la prima volta non ha pensato che potesse trattarsi di uno scherzo), ma c’è anche sfoggio di quella durezza di pelle sviluppata in decenni di esistenza borderline, vissuti tra una periferia del mondo e l’altra.

Figlio di padre italiano e madre francese, Ugo Scicolone (questo il vero nome di Speranza) è cresciuto a Behren poco distante dal confine con la Germania (un posto che nel 2012 è stato classificato come il rione più povero dell’intera Francia), ma conosce bene anche le banlieue di Marsiglia (città che paragona sovente a Napoli). È in Francia che Speranza si è appassionato al rap, per lui una forma di resistenza all’emarginazione, unico antidoto alla condizione di quella comunità multiculturale segnata da disagio, povertà e piccola criminalità. Una realtà che Speranza ha ritrovato anche in Campania, dove ha fatto ritorno stabilendosi a Caserta, e che sarebbe stata centrale nella sua musica, dai suoi primi singoli fino a questo “L’ultimo a morire”.

“Esco cu Mariush, lasso ‘u fegato a casa/ Ascolto Nicolae Guță, tenimmo ‘a stessa panza/ Mahlich, même en français j’suis dans ma caravane/ En or Paco Rabanne”, mitraglia Speranza nell’opener “CASERTEXAS”, dove, con un altro gioco di parole, trasforma il capoluogo campano in un inferno di frontiera dove la solidarietà tra emarginati diventa cruciale per la sopravvivenza, dove magari non si muore così spesso, ma il riscatto non esiste – nella stessa canzone Speranza, guardando probabilmente ai suoi inizi, rincara con sarcasmo: “A sera ‘ncopp”o palco, po’ ‘a matina sott”o masto”. Gli stessi sentimenti di fratellanza alitano in “CAMMINANTE”, featuring con il cantante neomelodico di origini sinte (cultura che ha da sempre affascinato Speranza, capace finanche rappare in dialetto zingaro) Rocco Gitano che qui lamenta: “Zingaro, tu me chiamme zingaro/ Je songo nu guaglione napulitano comme a te”.

Pur avendo iniziato a rappare in francese e solo al suo ritorno in Italy in napoletano, Speranza è diventato (invero inaspettatamente) il nome di punta di una scena rap, quella campana, con una storia lunga e gloriosa. Dalla scuola napoletana che, dai tempi de La famiglia a quelli dei Co’Sang ha fatto della spiccata musicalità del suo dialetto una cifra stilistica, Speranza si stacca però con il suo ringhio incessante e martellante. Una vocalità urticante e gutturale che lo separa nettamente anche dai toni narcotizzati e nasali dell’attuale ondata trap italiana, nella quale però si colloca con le giuste collaborazioni e con qualche base che ne sfrutta l’onda d’urto commerciale.

Ecco dunque una esotica “A LA MUERTE” divisa con Tedua e la divertente (“Mi adatto come Marco Carta/ Se la musica non va, ruberò da Zara”, tanto per citarne una scheggia) “TAKEO ISCHI”, con Massimo Pericolo, un altro che viene da Gallarate ma è come Speranza un cittadino delle dolorose periferie del mondo.

I brani più corrosivi rimangono però quelli in solitaria: due staffilate hardcore rap dalle basi affilate e i bassi che fanno tremare le mura come “FENDT CARAVN” e la nuova versione di “SPALL A SOTT 4” (dove a fargli da bersaglio troviamo finanche Roberto Saviano), o la più liquida “100 ANNI”, nella quale viene fatto echeggiare un refrain della vecchia “GIVOVA” che è valso a Speranza una citazione da parte della Treccani – “Trasimm ‘int’ a’ galera c”a tuta d”a Legea”, una riga di una potenza devastante che cristallizza meglio di lunghi trattati la microcriminalità napoletana.

Per qualche spunto melodico e toni vagamente più dolci bisogna aspettare la gitaneggiante “IRIS”, mentre per i consueti episodi in francese (comunque presente qui e lì in piccoli frammenti) la trap di “LE FIEF” o Kofs, che accompagna Speranza in “CALIBRO 9”. In brani più gommosi del suo solito come “OMM I MERD” e “PUTTANA***” emerge con più prepotenza la giocosità di Scicolone, che, unita all’andamento più rilassato, ricorda lo sbalestrato e sboccato Fabri Fibra degli inizi.

Al netto di qualche riempitivo (il divertissement che chiude il disco “RUSSKI PO RUSSKI” è davvero estemporaneo), Speranza supera abbondantemente la prova del primo full length confermando la giustezza della considerazione crescente che ormai riscuote ben oltre i confini campani.

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26/10/2020

This article is an English translation of the original Italian text by Michele Corrado, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Casertexas
  2. 2. Fendt Caravan
  3. 3. A la muerte feat. Tedua
  4. 4. Spall a sott 4
  5. 5. Chinatown feat. Guè Pequeno
  6. 6. Omm i mmerd
  7. 7. Takeo Ischi feat. Massimo Pericolo
  8. 8. Camminante feat. Rocco Gitano
  9. 9. 100 anni
  10. 10. Iris
  11. 11. Puttana***
  12. 12. Le fief
  13. 13. Calibro 9 feat. Kofs
  14. 14. Russki po russki

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