Musica dalla fortissima radice folk, trasposta abilmente nella contemporaneità: questo, in sintesi, il contenuto del secondo lavoro della musicista siciliana, in passato già a fianco di Antonio Di Martino e Cesare Basile, che qui partecipano attivamente occupandosi rispettivamente di basso e chitarre. Basile già aveva prodotto nel 2015 “La fine del mondo”, apprezzato esordio in solitaria di Simona Norato, la quale oggi torna a dar spessore alla nostra canzone d’autore con una nuova raccolta di canzoni suggestive e stilisticamente trasversali.
Simona ha talento, e ha imparato molto dalle collaborazioni raccolte lungo il percorso sin qui compiuto, come l’esperienza condivisa nel collettivo I Caminanti, assieme al solito Basile, a Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo ed Enrico Gabrielli. Tanti anche i riconoscimenti, fra i quali la chiamata di Cristina Donà per reinterpretare “Le solite cose” nel recente “Stelle buone”, rifacimento attualizzato per celebrare il ventennale di “Tregua”.
Simona ha imparato a muoversi bene nelle atmosfere minimaliste (“Avremo una casa nella prateria”) e non teme di trasformare in sonorità jazzy la smisurata poesia di “Chirurgia del tavolo”. Ma sa anche alzare i volumi, proponendo arrangiamenti pieni e variegati, arrivando a inserire rifrazioni afro rivisitate in modalità St. Vincent in “Scegli me tra i bisonti”, o architettando colonne sonore immaginarie in grado di fondere sapori balcanici e istinti Morricone-esque, come nello strumentale “Orcaferone”, posizionato a un ipotetico incrocio fra le visioni di Fellini e Kusturica.
Scarni blues metropolitani (“Ci chiederanno”, fra Kills e Jack White) e incursioni funk-blues-rock (la title track) sono altre interessanti e multiformi speziature, che lasciano spazio verso il finale alla malinconia e alla tradizione siciliana, di cui è impregnato il secondo strumentale, “Palastramu”, dove a emergere questa volta sono il pianoforte e i vocalizzi della Norato. Giunti al secondo riuscito capitolo, possiamo affermarlo con certezza: il cantautorato italiano ha acquisito una nuova importante voce.
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14/09/2018
This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Lancia, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.