L’ozio rende liberi, così s’intitola questo disco formatosi pian piano, un bonsai frondoso e profumato, tra le stanze di casa, oasi di silenzio in cui lasciar vibrare a lungo le note. La Paradise Of Bachelors, etichetta ormai di riferimento per l’Americana “che conta”, mette sotto contratto un chitarrista e autore e turnista per Kurt Vile – e, a sentire le divagazioni laid-back di “Time Off”, si capisce da dove viene fuori il tutto.
Non serve altro, per scatenare la magia di queste jam pensierose, Wilson-iane nello spirito ma assai più erudite nella sostanza, figlie della passione di Gunn per Bert Jansch e per il folk psichedelico degli anni Sessanta in generale.
Gli arpeggi volteggiano per il cranio come ossessioni (“Trailways Ramble”), lasciando appena lo spazio al sordo tonfo delle percussioni e a una breve voluta di “ponticello” (un violoncello più esile) di interloquire con questa prepotente visione orogenetica. Oppure si dispiegano in un dorato balletto rusticano (“Water Wheels”), che ricorda anche i Red House Painters più Malick-iani, o si esibiscono in una danza dinoccolata (“New Decline”).
Un disco preziosissimo, raro, per eleganza e consapevolezza dei mezzi, anche se privo di qualcosa di veramente grandioso e sorprendente a livello espressivo e compositivo.
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30/07/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.