STEVE GUNN - Daylight Daylight

2025 (No quarter)
chamber folk, psychedelic folk

Con “Daylight Daylight” Steve Gunn riprende le fila di album come “Way Out Weather” e “Time Off”, forte di una padronanza coltivata grazie al continuo confronto con diversi linguaggi artistici, a partire dalle composizioni per film e cortometraggi, l’esperienza jazz-rock con i Beings, fino al recente album strumentale “Music For Writers”.

Per questo nuovo capitolo l’ex-Violators si avvale del contributo di James Elkington, il cui apporto non è semplicemente quello di musicista, ma anche di arrangiatore delle sezioni archi e fiati: un sodalizio rafforzato dalla comune ammirazione per Ennio Morricone e i Talk Talk.

Intenso come un sogno e fluttuante come un miraggio, “Daylight Daylight” è un disco che sembra quasi riscrivere la storia di Steve Gunn, un musicista ora più attento a quelle sfumature che si nascondono non solo a ridosso di paesaggi naif e ricchi di colore, ma anche dietro quei chiaroscuri che giacciono tra il torpore e il risveglio. Un tratteggio sonoro apparentemente immobile che prende vita grazie ad arrangiamenti dall’impostazione simil-orchestrale e nello stesso tempo evanescenti, al pari del più etereo chamber-folk.

Nella splendida “Hadrian’s Wall” Gunn raggiunge vertici poetici inaspettati: la voce si insinua tra gli spazi aperti dell’elegante sceneggiatura orchestrale, mentre i preziosi accordi di chitarra accennano sia a John Fahey che a Nick Drake. Per quanto siano leciti alcuni paragoni con John Martyn, come nell’intrigante epopea folk-orchestral-jazz di “Morning On K Road” con uno straordinario Nick Macri al basso, il nuovo album di Gunn è tutt’altro che retrò.

“Daylight Daylight” è un progetto calato nel presente: le canzoni sono solo in apparenza diafane, i pregevoli e carezzevoli accordi di “Nearly There” sono più simili a una preghiera laica e il continuo diluire di note e parole di brani come “Another Fade” e “A Walk” è antalgico al pari di una rilassante contemplazione della natura.

Non è un disco facile da definire, “Daylight Daylight”: le stratificazioni strumentali sono tanto esili quanto complesse e grevi (la title track), languori armonici e dissonanze si alternano e si fondono catturando quella magia che si può cogliere solo al crepuscolo o all’alba. Un flusso di ricordi e di immagini che sembra appartenere al subconscio e che Steve Gunn modella con preziose istantanee chamber-folk e con uno spirito avventuroso che è la vera novità di questo album.

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20/11/2025

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Nearly There
  2. 2. Morning On K Road
  3. 3. Another Fade
  4. 4. Hardian's Wall
  5. 5. Daylight Daylight
  6. 6. Loon
  7. 7. A Walk

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