Con la miriade di proposte di qualità pubblicate nell’ultimo biennio, la tedesca Denovali rischia seriamente di insidiare la Kranky come miglior label mondiale per quanto riguarda post-rock e rallentamenti ambientali. E siamo pronti a scommettere che, dopo Alicia Merz e i Dale Cooper Quartet, le nuove superstar dell’etichetta saranno questi Pirate Ship Quintet.
La band (composta, nonostante il nome, da ben sette elementi) riesce a costruire magistralmente questo primo album affrancandosi ben presto dai più comuni stilemi del post-rock: il lato aggressivo rappresentato da “Horse Manifesto” e “That Girl I Used To Live In”, con una trasportata e corposa sezione ritmica posta a sostegno di distorsioni ripetitive e vocalizzi growl, viene stemperato da atmosfere oniriche e trame malinconiche di violoncello.
La strumentale “You’re Next”, posta in apertura del disco, è una summa di intenti del gruppo inglese, nonché una di quelle canzoni che vale un’intera carriera: un basso cupo e un violoncello funereo sostengono una nervosa melodia in 7/8 sulla quale le chitarre creano volute psichedeliche, rendendo inevitabile il paragone con i Dirty Three; poi un’esplosione di overdrive porta a sublimazione un lungo crescendo, che infine si scioglie in una lentissima e desolata coda slowcore.
Per chi è in crisi d’astinenza da Tortoise, o per chi cerca qualcosa di più aggressivo rispetto al comune dark-jazz, “Rope For No-Hopers” potrebbe davvero diventare il disco dell’anno.
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02/07/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Andrea Vascellari, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.