Parafrasando una pubblicità di qualche tempo fa, Denovali vuol dire fiducia. L'ennesima chicca dell'etichetta tedesca è questo secondo album del quartetto bretone, per l'occasione affiancato da un nutrito collettivo di ospiti riuniti sotto il nome di Dictaphones.
Uno pensa alla Bretagna e comincia a visualizzare venti freddi, ruderi di abbazie, echi di onde che s'infrangono su lontane scogliere. Le stesse immagini vengono evocate da questo "Metamanoir", introdotto da una tromba tenebrosa che taglia il silenzio lentamente, quasi fosse uno dei fantasmi di "Bitches Brew". La batteria spazzolata con parsimonia che supporta fiati oscuri e chitarre dilatate ("Eux Exquis Acrostole"), o i beat ossessivi di basso e percussioni che emergono dai feedback ("Mon Tragique Chartreuse"), fanno venire alla mente i Talk Talk di "Laughing Stock".
Il pregio di quest'opera è quello di riuscire a fondere in una base jazz elementi inconsueti per il genere: "Le Implacable Gentilhommière" sfoggia una tagliente chitarra distorta su campionamenti trip-hop, "Elle Agréable Rendez-Vous De Chasse" è una nenia psichedelica adagiata su trame di archi, "La Terrible Palais" è una traccia ambient-drone caratterizzata da campane orientaleggianti e un cantanto indolente.
Era dall'omonimo album dei For Carnation che non ascoltavamo qualcosa in grado di portare lentamente l'ascoltatore in uno stato d'ipnosi con canzoni prive di strutture convenzionali.
Album Preview
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26/12/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Andrea Vascellari, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.