TAME IMPALA - Innerspeaker

2010 (Modular)
psych-rock

Davvero un disco imperdibile per gli appassionati di psichedelia quello appena dato alle stampe dagli australiani (Perth, ad essere precisi) Tame Impala. Il quartetto guidato da Kevin Parker può vantare già una densa e attivissima militanza sui più ambiti palchi rock di mezzo mondo, a supporto di gruppi come Muse, Kasabian, Black Keys, Mgmt, Yeasayer o Mars Volta (tutti per altro loro convinti estimatori), che ha finito con il tradursi in questo “Innerspaeker”, edito da Modular e già accolto da pareri sorprendentemente e unanimemente positivi. Plauso comunque più che meritato, questo va detto.

Quello che la band allestisce è ad occhio e croce un avvolgente meta-revival psichedelico finemente calibrato anche nel più infimo dettaglio sonoro. A mezza via tra il post-stoner cosmico di gruppi come Dead Meadow, White Hills o Nebula (“Solitude Is Bliss”) e un astuto riciclaggio culturale di forme e strutture della psichedelia sixities britannica più defilata (si pensi a eroi minori come Pink Fairies, Pretty Things, Creation, Tomorrow o Kaleidoscope), il gruppo mette in piedi un’operazione assolutamente godibile di mimetismo spinto fino alla più labirintica vertigine.

Ciò che rende l’operazione in sé interessante è senz’altro la cura certosina e la fantasia mai prevedibile con le quali il quartetto disegna le proprie melodie oniriche per poi diluirle in un suono mistico dai contorni liquidi e oscillanti, nel quale il rimastichìo continuo di chitarre blandamente heavy (e non è un ossimoro) si impasta con la carezza metafisica di un meccanismo ritmico di scuola lateralmente krauta (si ascoltino in sequenza “Alter Ego”, “Lucidity” e “Why Won’t You Make Up Your Mind”).

Ma il gesto dei Tame Impala non è puramente antiquario: con la loro musica gli australiani fecondano infatti una corolla Floyd-influenced di ritualistiche visioni psych che si schiudono a poco a poco, vive e pulsanti, capaci di respirare e vibrare nella mente dell’ascoltatore liberando i propri cerchi di risonanza magica come un potente talismano freakbeat (la bellissima “Jeremy’s Storm”). Il tutto senza mai perdere la barra di una compostezza formale che non rinuncia alla precisione e riassorbe la forza centrifuga della jam libera nella saldezza architettonica di una canzone sempre compiuta. Il 1967 è oggi come anche domani e, forse, per sempre…

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29/07/2010

This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Giordani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. It Is Not Meant To Be
  2. 2. Desire Be Desire Go
  3. 3. Alter Ego
  4. 4. Lucidity
  5. 5. Why Won't You Make Up Your Mind?
  6. 6. Solitude Is Bliss
  7. 7. Island Walking (iTunes bonus track)
  8. 8. Jeremy's Storm
  9. 9. Expectation
  10. 10. The Bold Arrow Of Time
  11. 11. Runway, Houses, City, Clouds
  12. 12. I Don't Really Mind

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