MORITZ VON OSWALD TRIO - Vertical Ascent

2009 (Honest john's records)
dub techno

Quando un artista semina per quindici anni, è gusto che, prima o poi, arrivi anche il momento di raccogliere i frutti del duro lavoro. Questo momento è arrivato per Moritz von Oswald e, vi assicuro, sporcarsi le mani non è mai stato così bello. Lui che è una personalità ingombrante, una di quelle cui basta il nome per far arrossire gli esperti del settore, decide di scendere in campo e di giocare duro. "Vertical Ascent" è il frutto di numerose live session tenute negli ultimi anni in giro per il mondo, show in cui il patron della Basic Channel ha dimostrato a tutti di essere il papà della dub-techno suonata e sudata con passione.

Assieme a lui in questo viaggio dal nome maledettamente jazz ci sono altri due ragazzi che sanno la loro: Sasu Ripatti, anche noto come Vladislav Delay o Luomo, e Max Loderbauer (NSI, Sun Eletric). Le voci di corridoio, inoltre, dicono che dietro alla consolle ci fossero anche Mark Ernestus, ovvero l'altra metà del giro BC, e Carl Craig, ovvero il Miles Davis della musica techno. Con premesse del genere, è difficile rimanere calmi per parlare della musica contenuta in "Vertical Ascent".

Non è solo il nome del progetto a ricordare il jazz, ma anche il feeling che si respira per l'intero disco: quattro trame senza una nitida struttura, in cui il power trio della techno si lascia liberamente andare a divagazioni più free, in un flusso continuo di ritmo e atmosfere dub. Così inizia "Pattern 1", in maniera bruciante, con il balletto del cimbalo che prende il via e la bassline a inseguirlo, in un vorticoso gioco a due. Passa poco, però, e il pezzo volta faccia: largo a una cassa incerta, tribale, tagliata in due dalla melodia di synth che illumina a giorno. Non fai in tempo a muovere la testa che subito l'atmosfera cambia di nuovo, come se fosse la cosa più naturale del mondo: ecco cosa vuol dire improvvisare.

"Pattern 2" ha decisamente un altro piglio: accantonata la calda matrice dub tipica del suono mauriziano, ci si tuffa a pesce nelle atmosfere gelate di Ripatti. Il ritmo frena bruscamente, l'ambient prende il sopravvento e la melodia lascia il posto a un incedere vagamente industriale. "Pattern 3" rispolvera dei bassi provenienti direttamente da Kingston e monta su una dancehall suburbana, mentre nella giugnla di beat si fanno largo piccoli spunti di melodie, tremendamente notturne e metropolitane. Lentamente il suono si dirada e lascia spazio all'ultimo pezzo, "Pattern 4", dove un mid-tempo stilosissimo (il padre di tutti i dubstep) si appoggia su un solido tappeto di synth, che si alza imponente nel finale e cala il sipario.

"Vertical Ascent" non è un disco che cambia le coordinate del genere. Semplicemente, è un gran lavoro di bassline e arte, partorito da tre delle migliori menti da dancefloor dell'elettronica contemporanea. Il calore umano che aleggia tra le freddi componenti elettroniche di questo disco fa ricordare che dietro alla macchina c'è l'uomo, e dentro l'uomo un cuore pulsante di passione.

If one must look for flaws, we could point to a few compositional hiccups, due to somewhat uneven writing, and also to the fact that this remains, after all, a project born and best experienced live.

"Vertical Ascent", a modo suo, dribbla con eleganza entrambi i problemi e mostra come, a volte, sporcarsi le mani sia maledettamente divertente.

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12/07/2009

This article is an English translation of the original Italian text by Mattia Braida, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Pattern 1
  2. 2. Pattern 2
  3. 3. Pattern 3
  4. 4. Pattern 4

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