Tra le poche certezze della scena musicale contemporanea c’è indubbiamente Gruff Rhys, artista fiero della propria unicità al punto da non barattarla necessariamente con il successo. Il nono album solista del leader dei Super Furry Animals è l’ennesima raccolta di canzoni elaborate ed evocative, marchiate a fuoco da una delle voci più particolari e riconoscibili.
Il musicista gallese prosegue la fase introspettiva e malinconica inaugurata con “Sadness Sets Me Free”, scegliendo ancora una volta una sceneggiatura discontinua e in parte diversa dai precedenti lavori, più inclini alla logica del concept album. “Dim Probs” predilige logiche lo-fi oscure e arcane armonie folk: Rhys le tinteggia con sonorità elettroniche naif e rinuncia all’inglese per cantare nella lingua natia, il gallese. Il suo nuovo disco è la celebrazione della sobrietà e della semplicità. Una raccolta di canzoni prive dei vivaci ganci pop del precedente album, in gran parte composte con l’ausilio di una chitarra comprata per pochi soldi su un catalogo online. Per Gruff la tecnica del lo-fi non è fonte di limitazione, anzi è l’opportunità per esplorare nuove soluzioni, fermi restando i testi, sempre intrisi di grottesche e amare considerazioni su tematiche non proprio lievi come morte, guerra e pestilenze.
The album flows elegantly through unusual blends of samba and country ("Saf Ar Dy Sedd") and childlike yet reflective folk-pop ballads complete with analogue synths and toy drum machines ("Cân I'r Cymylau"). But beware letting your guard down: nothing is quite as it seems on "Dim Probs". Cate Le Bon and H. Hawkline are the masters of ceremony on the poetic and unusual, mournful and bucolic folk song that opens the album, "Pan Ddaw'r Haul I Fore", but they're also the stars of the acrobatic single "Chwyn Chwyldroadol!", which stakes a claim as the most endearing and entertaining track on the record.
The album’s title isn’t purely Welsh, it’s a slang expression that roughly translates as “no worries”. Ironically enough, these are Gruff Rhys’s most problematic and shadowy songs. Aching poems steeped in saudade, with arpeggios in the style of Joni Mitchell (“Dos Amdani”, “Cyflafan”). But unpredictability is always lurking just around the corner: on “Taro #1 + #2” the musician indulges in a foray into yacht-rock, complete with a summery groove and a wonky sax that once again underline his sheer uniqueness.
Resta la sensazione che nonostante la notevole qualità della scrittura e degli arrangiamenti, deliziosi ma mai sopra le righe, “Dim Probs” non sia pane per i denti di chi ha intercettato fugacemente sia Rhys sia i Super Furry Animals. Anche alcuni fan più stretti ascolteranno distrattamente questo nuovo progetto. Ma per gli ascoltatori più ostinati questa potrebbe rivelarsi un’occasione unica per apprezzare un disco che a ogni ascolto rinnova la propria quieta bellezza.
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28/09/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.