GRUFF RHYS - The Almond And The Seahorse (OST)

2023 (Rough trade)
art-pop, singer-songwriter

Artista surreale e fuori dagli schemi, Gruff Rhys ha dato prova del suo talento in precedenza con i Super Furry Animals, una delle band più bizzarre e creative del panorama britpop (tanto da meritare l’appellativo di “Blur gallesi”), poi con una carriera solista sempre interessante anche nelle prove apparentemente meno a fuoco, come “Pang!” del 2019. A dare impulso alla sua vena creativa è la composizione della colonna sonora di “The Almond And The Sea”, film indipendente di taglio drammatico, seconda soundtrack dopo quella misconosciuta di “Set Fire To The Stars” di sette anni fa per il musicista gallese, a dimostrazione di un estro imprevedibile e visionario.

 

L’incipit con violoncello ripreso da Bach farebbe presagire un’opera prettamente strumentale, ma lungo questo “The Almond And The Seahorse” abbondano le canzoni (raggiungendo quasi la metà delle ventitré tracce) che si assestano su un art-pop in cui prevalgono gli strumenti a tastiera, con piano e synth a intrecciarsi in volute minimali (“The Brain And The Body”, in cui dialoghi del film vengono usati in funzione spoken word), sull’onda del Brian Eno autore pop con le suggestioni oblique e vagamente orientaleggianti di “People Are Pissed” ad altezza “Taking Tiger Mountain (By Strategy)”.

Rhys taps into playful registers in the "toy-like" synth-pop sound of "Layer Upon Layer" and lively ones in the jazzy uptempo folk of "Sunshine And Laughter Ever After", stirring up, even without direct references, a nostalgia for SFA, alternating them with lyrical flashes à la Peter Gabriel (the melancholy choirs of "Orea"), before hamming it up like a sardonic dandy in the elegant chamber-pop of "I Want My Old Life Back", though he reaches his peak with the track chosen as lead single, "Amen": a hushed start with piano and voice holding back emotion, before exploding into a refrain worthy of the melodic masterpieces of early Elton John, immediately dissolving into Brian Wilson-like softness – one of this year's songs to remember in the pop sphere, a pinnacle of romanticism knowingly undercut by the ironic non-love-song "Liberate Me From The Love Songs", worthy of the deft pen of Stephin Merritt.

Se l’ispirazione di Rhys, da tempo assurto all’aristocrazia del pop britannico, brilla nel formato canzone, nelle composizioni strumentali va a corrente alternata, tra discreti intermezzi classicheggianti più brevi e altri fin troppo allungati: a tratti commuove la luce diafana che filtra tra le filigrane acustiche di “Library To Kiss”, mentre si rischia di rimane fin troppo abbacinati dai bagliori finali e affogare nel liquido amniotico ambientale dalle tracce conclusive (precedenti a un’altra versione di “Amen”) eccessivamente estese, peccato non veniale che inficia un’opera resa in parte eccessiva e magniloquente, che con maggiore misura avrebbe ambito ai vertici della produzione solista del gallese, pur restando, al netto dei difetti, tra quelle complessivamente apprezzabili a dispetto dell’accoglienza fin troppo tiepida di buona parte della critica.

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28/06/2023

This article is an English translation of the original Italian text by Giuseppe Rapisarda, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Skyward
  2. 2. The Brain and the Body
  3. 3. People Are Pissed
  4. 4. Layer Upon Layer
  5. 5. Orea
  6. 6. Joe's Theme
  7. 7. Sunshine and Laughter Ever After
  8. 8. Variation with Strings
  9. 9. Amen (Album Version)
  10. 10. Low
  11. 11. Liberate Me From The Love Song
  12. 12. Love Love Love
  13. 13. I Want My Old Life Back
  14. 14. Forest Waltz
  15. 15. Dance All Your Shadows to Death
  16. 16. Library to Kiss
  17. 17. Staccato with Cello
  18. 18. Small Talk
  19. 19. Toni's Theme
  20. 20. Ffenestr
  21. 21. Penbedw
  22. 22. Arogldarth
  23. 23. Amen

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