Undicesimo album per la band formata a Manchester e trasferita a Berlino e protagonista della scena della nuova psychedelia, che ha la propria cifra stilistica tra psych-rock, noise-pop e post-punk. “Nostalgia’s Glass” è un’opera rarefatta, nella composizione e nella tessitura, e presenta un mood dream-pop evidente fin dalle intenzioni del quartetto di Craig Dyer, cioè quelle di creare le canzoni di un nuovo album guardando al passato, cercando di dissezionarlo e di rielaborarlo attraverso il filtro del tempo e un sentimento di nostalgia. I brani di “Nostalgia’s Glass” non risultano quindi originali, ma entrano sottopelle perché ci suonano familiari, come qualcosa che conosciamo già e dentro cui ci sentiamo a nostro agio, lasciandoci emozionare, senza distrazioni o fronzoli, dalla musica.
Fin dall’opener “Émilie”, un mix tra Velvet Underground, Stone Roses e Beat Happening, siamo perfettamente catapultati in questa “operazione nostalgia”. Brano dopo brano, attraversiamo sonorità filtrate dalle chitarre psichedeliche trasognanti: la new wave di “I Thought I Understood”, il dark gothic di “Finite As It Is”, il country di “Another Country”, l’alt-folk di “Frame Of Obsession”, il post-rock minimale di “Interlude”, il new romantic di “The Allure Of The Light”, il dream-pop lo-fi di “Omsk Lullaby”. Chiude “Nostalgia’s Glass” la collaborazione col liutista olandese Jozef Van Wissem, che nella ripetizione variata del pianoforte e nel coro compie con “Epilogue” un rito di chiusura del cerchio: “Up and down/ Up and down/ Breathing in the melancholy”.
Dentro questa capsula del tempo è come se trovassimo il suono degli Underground Youth insieme a quelli di Brian Jonestown Massacre, Jesus And Mary Chain, Leonard Cohen e Echo And The Bunnymen: in continuità, sovrapposti, sfumati l’uno nell’altro in un viaggio sonico prima di tutto emozionale.
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20/02/2024
This article is an English translation of the original Italian text by Maria Teresa Soldani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.