“Non canterò come mio padre Liam”: così diceva nel 2017 Lennon Gallagher, maggiore dei figli dell’ex-frontman degli Oasis. Chi l’avrebbe mai detto che dal padre avesse ereditato, oltre alla passione per la musica, anche la tendenza a ritornare spesso sui propri passi e stravolgere il suo punto di vista. Anche se, a ben guardare (o meglio, ascoltare), un fondo di verità in quell’affermazione c’è ancora, perché la strada musicale intrapresa da Lennon e Jesse Hitchman, voci e chitarre del progetto Automotion, insieme al batterista Otis Eatwell-Hurst e al bassista Luke Chin-Joseph, è tutto fuorché compatibile con quella pop-rock anthemica adottata da sempre dalla rockstar mancuniana.
“Ecstatic Oscillations” è il secondo breve Ep di prova, arrivato a poco più di un anno di distanza dal buon “In Motion”, con cui il gruppo aveva messo sul tavolo i primi propositi e mostrato quale direzione intendesse seguire, ovvero quella dell’ondata tra post-punk e post-rock guitar-driven, attirando l’attenzione della critica specializzata. Parte della band frequenta attualmente l’accademia di belle arti, ne conseguono numerose influenze in molteplici campi, a cominciare dall’arte concettuale di Marcel Duchamp e le composizioni di John Cage, passando per la matrice letteraria di Bukowski e William S. Burroughs, le sonorità kraut-rock, in primis la corrente motorik dei Neu!, l’art-rock e lo stile chitarristico di Robert Fripp.
Si parte con i riff meccanici di “Dithyramb”, il cui titolo fa riferimento a un canto corale che nell’antica Grecia veniva eseguito in onore del dio Dioniso, diviso idealmente in una prima jam strumentale e una seconda parte dominata da uno spoken word, modalità molto usata da gruppi come Dry Cleaning, Courting, Shame e soci, per poi cedere il passo alla notturna “Desire”, caratterizzata dall’intreccio di voci di Gallagher e Hitchman, alternato più volte a spazi dedicati ai guitar riff, chiusa con un breve intermezzo parlato e una reprise dominata da chitarre effettate.
È poi la volta della composizione solo strumentale “Shimmer”, tra post-rock placido e ombre ed evoluzioni progressive, ma a spiccare maggiormente è la conclusiva e aspra “The Dicethrow”, nella quale a farla da padroni sono i continui cambi di passo in direzione math-rock.
Prosecuzione coerente del sentiero tracciato in precedenza, forse un po’ più dedito ad esercizi di stile e meno sorprendente, “Ecstatic Oscillations” rappresenta un nuovo tassello di quello che con grande probabilità si appresta a essere un percorso decisamente lungo per il quartetto, fatto di brevi pubblicazioni e live in club, piccoli festival e in qualità di spalla (tra i nomi recenti che hanno supportato vi sono gli Spector e si aggiungeranno tra poco i neodebuttanti The Lounge Society), prima di riuscire a vedere l’ombra di un primo long-playing, intorno al quale non tarderanno a crearsi una discreta attesa e parecchia curiosità.
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27/09/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Martina Vetrugno, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.