ALVA NOTO - HYbr:ID I

2021 (Noton)
ambient, glitch

In uscita dall’esperienza concettuale con Anne James Chaton, ci riprova Alva Noto, sempre per Raster-Noton, questa volta con un disco che ritorna a concentrarsi su watt e impedenze di un sound che è ormai arrivato a contraddistinguerlo.

Carsten Nicolai è un’istituzione nel mondo dell’elettronica, e, da orefice del suono quale ormai è diventato, è difficile scambiarlo per qualcun altro. Le sue geometrie sonore essenziali, dinamiche, sembrano quasi una ginnastica cerebrale in musica. Si tratta di una scrupolosa ricerca di un approccio sempre più avanzato, una tecnologia a servizio della purezza uditiva, applicata talvolta appunto a veri concept. La sua, raramente infatti sembra svincolarsi dalla riflessione per rendersi musica di puro intrattenimento; persino nei mix, pubblicati in passato per varie webzine del settore, le iperboli glitch di Alva Noto sembrano proprio voler penetrare il pensiero e l’informazione collettiva, andando proprio a indagare codici ignoti e difficili da decifrare.

In questo “HYbr:ID I”, Nicolai attinge di nuovo dalla geometria e costruisce un’architettura elettronica che si concentra sulla figura dell’ovale, in rapporto all’uomo e all’identità. Un cerchio, geometria perfetta per eccellenza, che plasma e muta il suo raggio direzionandone la sua crescita a seconda delle interazioni esterne. Proprio come i bosoni (“Oval Hadron I e II”) collidono all’interno di un atomo vibrante, o un uovo fecondato nel suo nido, un’ellisse planetaria. Il cosmo all’alba dei tempi. E il cosmo personale. Persona. Molto si può riferire alla figura ovale, ogni traccia del disco attraverso la sua sigla sembra proprio voler volgere l’attenzione alle sue infinite variabili più o meno concrete e astratte.

Musically, rather than echoing his latest experiments with Chaton, we're closer to episodes from the beginning of his career, in particular "Prototypes", "Transrapid" and, above all, "Opto File", an album that has fallen quite into the background of his discography, submerged beneath the electro-cosmic epic of the various "Xerrox" volumes, for which Alva Noto is surely best known to most. Besides the aforementioned, and the albums with Ryuichi Sakamoto, which earned him recognition even beyond the borders of IDM music, through the collaboration that led them to develop the soundtrack for "The Revenant", the records from Alva Noto's early phase are remarkable. With Opiate, real name Thomas Knak, he had opened a small, more relaxed and less kinetic sonic parenthesis, which already contained in embryo the sound of this "HYbr:ID I". Another absolutely certain source of inspiration is Mika Vainio, who passed away some years ago now, to whom Nicolai seems to pay tribute precisely through the lower frequencies and the floating echoes typical of the Scandinavian producer. Indeed, it's impossible not to hear echoes of Ø in "Oval Blackhole", which in fact cites the sounds of "Oleva" and "Konstellatio".

And Alva Noto continues his trajectory into the depths of sound, picking up Vainio's baton. "Oval Spin", another undeniable nod – this time, with no shadow of a doubt, to Edgar Froese – seems to come straight out of some basement of the Zodiac, the historic club opened by Roedelius (Cluster) in Berlin, from which all kraut research was born.

Con “Oval Asimoo” purtroppo il disco scade un po’, in quanto il richiamo al fondatore dei Pan Sonic risulta veramente un po’ eccessivo: pare davvero una qualsiasi traccia di “Oleva” tanta è la verosimiglianza. Sarà che la nostalgia per il collega si fa sentire, ricordiamo che i due hanno più volte collaborato e suonato live insieme. Possiamo dire che per quanto riguarda il genere nel gergo chiamato glitch, la triade Vainio, con Rioji Ikeda e Alva Noto, ha interscambiato più volte il suo carisma, ed è, se si esclude magari qualche caso britannico con le sue varianti (Four Tet), il punto di riferimento del genere.

Con “Collider” ritorniamo più sui passi di Nicolai, con un sincopato potente che va verso la chiusura del disco. Chiusura, appunto, caratterizzata da questo scambio sinergico tra la bassline tipica di Ø e le accelerazioni di Alva Noto (“P-Dance”).

La finale “Oval Noise” richiama molto l’iperspazio di Xerrox, chiudendo il disco in un’atmosfera rarefatta e siderale; un disco che patisce molto il suo pedissequo richiamo a Vainio, ma che si lascia ascoltare con piacere. Continua una tradizione che dalle sperimentazioni di Varese (“Ionisation”/ “Poème électronique”) passando per l’approccio tecnologico di Stockhausen è ormai giunta oggi a un impatto sonoro davvero galvanizzante.

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19/12/2021

This article is an English translation of the original Italian text by Matteo Ortenzi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Hybr:id Oval Hadron I
  2. 2. Hybr:id Oval Hadron II
  3. 3. Hybr:id Oval Blackhole
  4. 4. Hybr:id Oval Random
  5. 5. Hybr:id Oval Spin
  6. 6. Hybr:id Oval Asimoo
  7. 7. Hybr:id Oval Collider
  8. 8. Hybr:id Oval P-dance
  9. 9. Hybr:id Oval Noise

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