U2 - Songs Of Innocence

2014 (Island)
pop-rock

In “U2byU2”, la dettagliatissima autobiografia degli U2 uscita qualche anno fa, la band (Adam Clayton in testa) cita molto spesso la “teatralità” come caratteristica fondamentale della propria musica. Ma, come si sa, i Nostri hanno dimenticato da tempo il significato di questa parola, perché è proprio la mancanza di teatralità che caratterizza la loro carriera in studio degli anni Duemila (anche se sembrano piuttosto bravini nel tirarla fuori per inventarsi idee di marketing targate Apple discutibili quanto efficaci).

“Songs Of Innocence” prosegue in questo trend negativo, in questa quasi totale mancanza di capacità di trasformare la musica in suggestioni visive. Manca quella vitale multisensorialità che caratterizzò tutta la loro produzione fino al 1997. Teatralità, appunto.

Questa volta appurarlo dà ancora più fastidio che nei precedenti dischi del nuovo millennio, per vari motivi. Sì, perché nell’ancora buono “All That You Can’t Leave Behind” (2000), nel ruffiano “How To Dismantle An Atomic Bomb” (2004) e nel sincero “No Line On The Horizon” (2009) qua e là pezzi e melodie forti non mancavano (e anzi l’ultimo sembrava aprire una strada promettente), ma in quanto album peccavano tutti di poca coesione. In questo, invece, la compattezza non manca affatto. La produzione è potente e a tratti addirittura coraggiosa. The Edge limita la sua famosa schitarrata futuristica a pochi episodi e si lascia andare addirittura a sporcizie alla Jack White/Black Keys, che rimangono però marginali nel timore di andare troppo oltre. Il basso di Adam e la batteria di Larry sono talmente compressi da sovrapporsi in un tutt’uno che può infastidire ma che è qualcosa a cui gli U2 non ci avevano mai abituati. Bono è sicuramente il più coinvolto nel lavoro (come sempre più spesso accade), ma è ormai incastrato nel timbro alto e acuto che lo contraddistingue negli ultimi tempi e preferisce affidarsi a questo pilota automatico anziché cercare nuove soluzioni che una voce espressiva come la sua potrebbe offrirgli con le crepe dell’età.

Ma le canzoni? Le canzoni per la stragrande maggioranza non ci sono. Ci sono dei riff, dei cori, qualche buona strofa o parte di pianoforte, qualche circoscritta idea di basso, e in generale arrangiamenti fenomenali, che un maestro come Danger Mouse sa tirare fuori. Ma le canzoni e le melodie, anche cercandole bene, latitano inesorabilmente.

“The Miracle (Of Joey Ramone)”, “California (There Is No End To Love)”, “Song For Someone, Iris (Hold Me Close)”, “Volcano” sono una sconcertante unica grande canzone, in cui gli ultimi Coldplay incontrano gli ultimi Killers che incontrano gli ultimi Editors e tutti insieme decidono di fare un disco di B-side.

Non bastano le citazioni dei Beach Boys e la blanda ispirazione à-la Arcade Fire su “California” (spazzata via da un coro che perfino Chris Martin avrebbe giudicato troppo fastidioso), non basta il resistente giro di basso di “Iris”, subito mangiato da un’epopea di suoni vorticosi che la rendono forse una delle più brutte canzoni mai scritte dal gruppo, non basta la faccia tosta del tributo ai Ramones nell’iniziale “The Miracle”. Non bastano molte buone idee adagiate qua e là, come piccole pennellate di colore su una tela grigia.

A peggiorare il tutto sono i grandi temi tirati in ballo in titoli e testi. L’infanzia, la morte della madre di Bono, ricordi e suggestioni dublinesi che ogni fan degli U2 conosce bene e tutti temi che nella carriera del gruppo hanno avuto un trattamento ben diverso rispetto a questa colonna sonora da supermercato.

Va meglio quando la band osa un po’ di più, come nella vagamente sperimentale “Raised By Wolves”, nell’aggressiva “Cedarwood Road”, con un The Edge alle prese con una chitarra quasi surf, o in “This Is Where You Can Reach Me Now”, divertente tributo al sound dei Clash e dedicata a Joe Strummer, che non avrebbe sfigurato su “War”. Ma anche in questi episodi il gruppo si sta cercando senza riuscire a trovarsi, come un cane che insegue strenuamente la propria coda.

In mezzo a tanto cattivo gusto l’unico episodio degno di nota messo nella prima parte del disco è “Every Breaking Waves” (non a caso il pezzo più vecchio: abbozzata nelle sessioni di “No Line On The Horizon”, fu suonata in una versione scarna nel 360 tour): ruffiana quanto basta, è una voluminosa autocitazione che però possiede abbastanza carattere per decollare. Anzi, come per i buoni momenti degli U2, è una canzone su cui qualsiasi gruppo da stadio dei tempi moderni costruirebbe una carriera. “Baby, every dog on the street. Knows that we’re in love with defeat”. The unforgettable fire. Ma è un miraggio iniziale di un disco che non prende il volo.

Tutto qui? Gli U2 si infrangono contro se stessi così implacabilmente? A dire la verità no, perché qualcosa che funziona senza se e senza ma c’è. La conclusiva “The Troubles” (con ospite una Lykke Li che ricorda molto Sinéad O’Connor) profuma di irishness e di soul e abbonda di violini campionati in un incedere trip-hop struggente, che si apre meravigliosamente nel ritornello sottolineato dalla chitarra scarna e rilassata di The Edge. E soprattutto c’è “Sleep Like A Baby Tonight”. Ecco, questa canzone è davvero qualcosa che va oltre. Come se gli U2 avessero trovato in fondo ai cassetti un po’ di quella polvere magica dell’ispirazione in cui erano immersi a metà degli anni Novanta. Bono si toglie gli occhiali da sole e ritrova tutto quel carisma che aveva lasciato sul palco dello Zoo TV tour, sfoggia un autoironico falsetto, mentre una chitarra distortissima spaventosamente bella scorre piano come un rettile, tra un Larry seccamente morbido e un Adam sugli scudi. Un episodio ancora vagamente trip-hop, che proviene da qualche parte tra “Pop” e “Zooropa”, sinuoso e sintetico, fluido, sexy, notturno. Davvero una sorpresa, uno dei pezzi più incredibili degli ultimi 15 anni della band, forse il più sincero dai tempi di “The Groud Beneath Her Feet”.

Perché non fare un album tutto così? Perché non affidarsi di nuovo alla malinconia un po’ luciferina in cui erano dei maestri vent’anni fa e in cui evidentemente dimostrano di esserlo tutt’oggi? La risposta ce la da, sotto forma di domanda, “Desire”, una canzone da “Ruttle And Hum” del lontano 1988: “For love or money?”.

Ed ecco perché è così fastidioso ascoltare questo album. Perché la consapevolezza che gli U2, pur sapendo di poter scrivere grandi e suggestive canzoni, inseguano per scelta il pop da classifica (in un patetico tentativo di non sembrare dei cinquantacinquenni) permea tutta la loro produzione recente. Di “innocente” questo “Songs Of Innocence” non ha proprio nulla. E a proposito di questo, il titolo dell’album cita la raccolta di William Blake “Songs Of Innocence and Experience”. E anzi, un secondo album, intitolato appunto “Songs Of Experience”, è già stato annunciato dal gruppo per i prossimi mesi (o anni?). Se la loro idea di esperienza è a fuoco quanto quella di innocenza, il duetto con Avicii è dietro l’angolo.

OndaRock Logo

Ride the wave of great music

Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.

11/09/2014

This article is an English translation of the original Italian text by Edoardo Frasso, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. The Miracle (of Joey Ramone)
  2. 2. Every Breaking Wave
  3. 3. California (There Is No End To Love)
  4. 4. Song For Someone
  5. 5. Iris (Hold Me Close)
  6. 6. Volcano
  7. 7. Raised By Wolves
  8. 8. Cedarwood Road
  9. 9. Sleep Like A Baby Tonight
  10. 10. This Is Where You Can Reach Me Now
  11. 11. The Troubles
  12. 12. Deluxe edition bonus tracks
  13. 13. Lucifer’s Hands
  14. 14. The Crystal Ballroom
  15. 15. The Troubles (Alternative version)
U2
CHARTS & PLAYLISTS

U2 – OndaTop: U2's 10 Best B-Sides

The other side of the Irish band's worldwide success, gathered in 10 gems mysteriously left off the LP tracklists and relegated to B-sides

U2
STARDUST

U2 - Bono Vox and the 60 songs that saved his life – Playlists

The U2 frontman and the famous playlist where he gathered his 60 favourite songs, from Bowie to Kraftwerk, from Prince to Billie Eilish

U2
STARDUST

The decisive journey - When U2 found their way out in the desert

The story of the desert journey that would change the course of the Dublin band's history forever

U2
VISIONS IN 33RPM

U2 - The Unforgettable Fire, 40 years of the somber liturgy that anointed the four Dubliners

U2's The Unforgettable Fire turns 40. We retrace the history and the grooves of an album that changed the Irish band's destiny forever, with Brian Eno's help

U2
STARDUST

The backstory - When U2 nearly split up in the '80s: "The Edge and a song saved us"

The Irish band's story came seriously close to ending shortly after the release of the LP "October". But The Edge had the decisive insight

U2
CHARTS & PLAYLISTS

OndaTop - The 30 Best U2 Songs

In our new annotated playlist, a selection of our 30 favorite tracks by the Dublin band

U2
STARDUST

U2 - The Edge holds forth: from the reissue of "How To Dismantle An Atomic Bomb" to Larry Mullen and the band's future

The guitarist recalls U2's blissfully chaotic "Atomic Bomb" era and reveals what's on the horizon, from the "Pop" reissue to the return of Larry Mullen

U2
IN-DEPTH

U2 - From "Boy" to "Under A Blood Red Sky": Bono & co.'s first steps (1980-1983)

At the roots of the Irish band's story: the first trilogy of albums under the U2 name, later sealed by the epic Red Rocks live show

U2
CHARTS & PLAYLISTS

OndaTop - An "anti best of" of U2 - The lesser-known songs worth rediscovering

The other side of U2 in an annotated collection of 20 B-sides, outtakes and various gems hidden among the grooves of their discography

U2
IN-DEPTH

U2 - Thirty years since the Italian Zooropa Tour

Renamed "Zooropa" after their eighth studio album, U2's Grand Tour turns 30. We retrace its far-reaching Italian campaign, the longest ever undertaken by the Irish band

U2
IN-DEPTH

Behind the Tracks - Producer Stories - Brian Eno, Daniel Lanois - "The Joshua Tree" (U2)

The appointment with the history of producers and their most important records returns. In the fourth episode, we discover the work of Brian Eno and Daniel Lanois on U2's "The Joshua Tree"

U2
Live reports

U2 - U2 - Rome

U2's performance in front of 70,000 fans at Rome's Stadio Olimpico

U2
Live reports

U2 - Return to the shadow of the Joshua Tree

Bono and co.'s triumphant return to Rome, to celebrate the 30th anniversary of "The Joshua Tree"

U2
Live reports

U2 - Bono & co. conquer Turin

The story of the Irish band's second night at Turin's Pala AlpiTour. A concert that is at once a concept show and a journey back in time