Per quanti non li conoscono, i Death And Vanilla sono un duo svedese di Malmö: la piccola fiammiferaia Marleen Nilsson e il tenebroso Anders Hansson.
Dagli esordi per la netlabel Beko, passando per la francese Hands In The Dark – vedi Ensemble Economique – sbarcano finalmente anche nel nuovo continente.
In soli tre anni sono diventati una band di culto nel palcoscenico synth-pop, quello di nicchia, ritagliandosi il proprio spazio attraverso sonorità dalle tinte oscure, caliginose, e dal dolce odore (ovviamente) di vaniglia; volendo fare dei paragoni, a tratti come le turche Kim Ki O.
Ho come l’impressione che dal vivo siano persone assai schive e timide, di poche e misurate parole. Tutti li cercano, ma pochi riescono a vincere la loro riservatezza. C’è riuscita la Moon Glyph pubblicando “Vampyr”: audio-cassetta limitata a sole 150 copie e già tutte esaurite.
A Steve Rosborough – il titolare dell’etichetta – deve proprio piacere il suono dark-psichedelico-cinematico, ma soprattutto i vecchi film muti in bianco e nero degli anni Venti e Trenta. Ci aveva provato ad inizio 2013 – peraltro con discreto successo – rilasciando la sonorizzazione di “The Cabinet Of Dr. Caligari” realizzata dalle Brute Heart, ora ritenta con i Death And Vanilla.
“Vampyr” è la registrazione semi improvvisata che il duo svedese tenne durante la visione del celebre film horror – appunto “Vampyr” – di Carl Theodor Dreyer (1932), all’interno del Fantastisk Film Festival di Lund nel settembre 2012.
Già piacevano prima, ma con questo alternarsi di tristi e tetre sfumature i due scandinavi hanno trovato finalmente il giusto suono che rispecchia il proprio nome: morte e dolcezza.
L’organetto di Marleen descrive cartoline sbiadite cariche di malinconia, soprattutto nel theme iniziale e finale, mentre i piccoli e minuziosi rintocchi di glockenspiel e vibraphone di Anders dapprima avvolgono, poi rilasciano calde e dolci lacrime.
Le corde di un sinistro zither e lugubri synth, infine, accompagnano e disegnano con perfezione i paesaggi invernali e ventosi dei monti Carpazi e della Transilvania.
Chi vi scrive queste poche righe è palesemente di parte, quindi sarà poco obiettivo nel dirvi che è un disco superlativo, tra i migliori di questo 2013 appena terminato.
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05/01/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Massimiliano Mercurio, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.