FLAMING LIPS - Flaming Lips And Heady Fwends

2012 (Bella union)
psych-pop-rock

Tra i tanti motivi per cui i Flaming Lips si sono guadagnati lo status di fuoriclasse nel corso della loro carriera ultratrentennale, ci sono anche album rimarcabili come semplici “trionfi formali”: vere e proprie opere saggistiche in cui la cornice si fa contenuto, smascherando il lato grottesco della vita attraverso una psichedelia cartoonesca che talvolta odora di satira mordace.

Il trattato modernista in musica del quadripartito “Zaireeka”, piuttosto che i 360 insostenibili minuti di “I Found A Star On The Ground” (da “Strobo Trip”) non si limitano a rappresentare i vaneggi di menti umane instabili, ma si interrogano sulle possibilità del linguaggio della musica popolare, riflettendo su come manipolarla nel significante per trovare nuove strategie di comunicazione.

Pur non spingendosi così lontano dal punto di vista dell’audacia dell’intento e mantenendo una compattezza di fondo tale da rendere l’ascolto decisamente più digeribile, anche questo nuovo “Flaming Lips And Heady Fwends” si fa apprezzare molto più per questioni di natura estetica, piuttosto che per la bellezza cristallina delle sue composizioni.

Assemblato con gli Ep recentemente registrati dai Nostri in compagnia di amici d’eccezione (tra cui Nick Cave, Bon Iver, Jim James, Chris Martin, Erykah Badu), l’album è la proiezione di un’odissea psichedelica tanto drammatica quanto stravagante, in cui l’”all-star team” figura come una collezione di voci che paiono fluttuare come anime disperse nell’iperspazio.

La cura Flaming Lips, innanzitutto, rivitalizza le figure femminili: la popstar Kei$ha (qui in compagnia del dj e rapper BizMarkie) si muove con schizoide disinvoltura nella metamorfica “2012 (You Must Be Upgraded)”, fra uno stomp à-la Bo Diddley e una Bjork intrappolata in un buco nero, mentre Yoko Ono indossa i panni di Damo Suzuki nel grido primordiale di “Do it!”, cavalcando un monolitico riff di basso con un’interpretazione nevrotica che ben la rappresenta come angelo del caos della storia del rock.

E’ però il senso per la melodia pop di Wayne Coyne a dirigere le performance realmente degne di nota, a cominciare dal gioiello “Children Of The Moon”, con il supporto dei Tame Impala a tracciare una sorta di Levelland su Plutone; il modello oppositivo fra dimensione bucolica e tecnologia futuribile viene poi ripreso non meno efficacemente in “Helping The Retarded To Find God”, il cui titolo ironico nasconde ricordi di natura benevola, che vanno in frantumi a colpi di raggi laser.

Non sempre però i nomi più altisonanti del cast costituiscono un valore aggiunto per l’opera: se Chris Martin supera dignitosamente la prova, dopo essere stato strappato alle Rihanne del caso per scomodare l’ “Imagine” lennoniana nella toccante “I Don’t Want You To Die”, rivedibile risulta lo sproloquio mefistofelico di Nick Cave in 4“You Man, Human”, meritorio tentativo di riesumare il Nick The Stripper che fu, ma senza l’ispirazione compositiva per poter convincere a fondo.

Decisamente più affascinanti le traversate allucinogene più dilatate, in cui la band costruisce il contesto con la solita, straordinaria classe e qui vale la pena menzionare una “Ashes In The Air” (col falsetto di Bon Iver) a ritrarre una desolazione aliena che Brian Eno certamente apprezzerebbe e una “The First Time I Saw Your Face” con Erykah Badu nel ruolo di inafferrabile vestale in un gospel della quarta dimensione.

In generale, la sensazione che accompagna l’ascolto di “Heady Fwends” è che, nonostante la mancanza (salvo sporadiche eccezioni) di singoli momenti da mandare a futura memoria, la coerenza con cui è costruito l’intero album lo rende un’esperienza avvincente nella sua potenza narrativa, squisitamente in bilico tra ironia evasiva e ritratti di scenari sconfortanti.

La forma si fa contenuto, appunto, nei Flaming Lips e così, nella finzione teatrale in cui i guest interpretano i fantasmi di sé stessi, tutto meno che informazione di contorno risulta la decisione di vendere dieci copie in vinile contenenti campioni del sangue “immacolato” degli “HeadyFwends”. Il modo più sconcertante per rompere la quarta parete del mondo del pop-rock, nonché l’ennesima soluzione geniale in un’arte bizzarra che dialoga umoristicamente con la vita dell’ascoltatore.

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08/10/2012

This article is an English translation of the original Italian text by Andrea D'addato, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. Side 1
  2. 1. 2012 (featuring Ke$ha and Biz Markie)
  3. 2. Ashes In The Air (featuring Bon Iver)
  4. 3. Helping The Retarded To Know God (featuring Edward Sharpe and the Magnetic Zeros)
  5. Side 2
  6. 1. Supermoon Made Me Want To Pee (featuring Prefuse 73)
  7. 2. Children Of The Moon (featuring Tame Impala)
  8. 3. That Ain’t My Trip (featuring Jim James of My Morning Jacket)
  9. 4. You, Man? Human? (featuring Nick Cave)
  10. Side 3
  11. 1. I’m Working At NASA On Acid (featuring Lightning Bolt)
  12. 2. Do It! (featuring Yoko Ono)
  13. 3. Is David Bowie Dying? (featuring Neon Indian)
  14. Side 4
  15. 1. The First Time Ever I Saw Your Face (featuring Erykah Badu)
  16. 2. Thunder Drops (featuring New Fumes)
  17. 3. I Don’t Want You To Die (featuring Chris Martin of Coldplay)

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