ANATHEMA - Weather Systems

2012 (Kscope)
art-pop

Ammettiamolo: “Weather Systems” è un gran bel titolo. Adattissimo all’idea che gli ex-metallari Anathema hanno per il loro undicesimo album: un compendio di “mondi in miniatura” – paesaggi emotivi indipendenti e, come il tempo atmosferico, dinamici, immediati e segretamente complessi.

A nove anni dalla sorprendente svolta di “A Natural Disaster“, che li condusse dal più cupo doom metal a malinconiche soluzioni trip-hop, questo è l’orizzonte musicale della band inglese: un art-pop ambizioso e raffinato, di certo memore dei molti generi sperimentati in passato (metal, trip-hop appunto, ma anche alternative rock, progressive, post-rock e perfino EBM), ma ormai pienamente maturo e, a modo suo, “classico”.

Questa è la teoria. Perché al di là di tutte le belle premesse, la pratica è che “Weather Systems” è una vera noia. Un album monotono negli sviluppi e piatto nel sound; “atmosferico”, sì, ma del tutto privo di quei guizzi vitali che sarebbero propri degli elementi naturali. I brani seguono il ben collaudato schema soft/loud dei gran crescendo di ritmo e intensità: partono (pressoché tutti, viva la varietà) con un abbondante dispiego di arpeggi minimal/acustici e pian piano stratificano, rafforzano. Aggiungono archi, pianoforte, batteria – da spogli si fanno grandi e roboanti, nella perenne ricerca di una catarsi che non può arrivare.

“Weather Systems” è infatti un disco freddo, artificioso, profondamente manierista: quanto di peggio si possa immaginare per un disco che vorrebbe puntar tutto sul versante emotivo. Perfino le melodie strafanno nel cercare di essere evocative, e anche quando il giochino del romanticismo sarebbe lì lì per funzionare, provvede una produzione poco accorta a rendere stucchevole il timbro vocale dell’altrove splendida Lee Douglas.

Forse la sola traccia a ipnotizzare davvero è “The Storm Before The Calm”, che tra inquietudini elettroniche e distorsioni alternative riesce riportare in vita un po’ degli antichi fasti. Per il resto, i momenti autenticamente coinvolgenti sono questione di pochi secondi: il tratto finale di “Sunlight” (Explosions in the Sky allo stato puro), il torvo attacco pianistico di “The Beginning And The End” (presto rovinato dall’insopprimibile desiderio di grandeur), il 5/4 placido della conclusiva “Internal Landscapes”.

Deludente.

 

The Beginning And The End

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28/04/2012

This article is an English translation of the original Italian text by Marco Sgrignoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Untouchable, Part 1
  2. 2. Untouchable, Part 2
  3. 3. The Gathering Of The Clouds
  4. 4. Lightning Song
  5. 5. Sunlight
  6. 6. The Storm Before The Calm
  7. 7. The Beginning And The End
  8. 8. The Lost Child
  9. 9. Internal Landscapes

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