COUNTING CROWS - Saturday Nights & Sunday Mornings

2008 (Geffen)
pop, traditional rock

Si è fatto attendere a lungo il ritorno dei Counting Crows. Ben sei anni sono passati dal loro ultimo lavoro, “Hard Candy”, accolto da pareri contrastanti, e da molti considerato un voltafaccia mainstream (anche se mainstream i Crows lo sono da sempre, prova ne sono le tredici milioni di copie smerciate del loro esordio). Dopo c’è stato un “Best Of”, una canzone (“Accidentally In Love”) per la colonna sonora del film d’animazione “Shrek 2” (2004), che li ha riportati in cima alle classifiche americane e che gli ha fatto ottenere una nomination all’Oscar, e un discreto live pubblicato nel 2006. In mezzo, un trambusto generale: voci sullo scioglimento della band, di un progetto solista del frontman Adam Duritz, l’inquietante spettro di una collaborazione con la divetta pop Mandy Moore, e poi l’effettivo allontanamento dal gruppo dello storico bassista Matt Malley (si dice per divergenze “politiche”).

L’uscita di un nuovo album pareva quasi un obbligo contrattuale a conti fatti, ma a sorpresa i Counting Crows hanno confezionato il loro miglior set di canzoni dai lontani tempi di “August And Everything After” (1993).

“Saturday Nights & Sunday Mornings”, questo il titolo del nuovo lavoro, è un ambizioso concept, spezzato a metà (come era facile intuire d’altronde), sulla sfrenata vita notturna di Los Angeles e i dopo sbornia e l’amarezza dei mattini successivi allo “sballo”. L’album rappresenta al meglio le due anime della band, quella rock tradizionale, e quella più tradizionale e folk, imparentata con Bob Dylan e Van Morrison.

“Saturday Nights”, la parte più rock, è prodotta da Gil Norton (produttore di Pixies, Foo Fighters e cento altri, che aveva già collaborato con il gruppo per “Recovering The Satellites”), e si apre alla grande con “1492”, a suo modo, uno dei pezzi più arrabbiati della band. Scandito da ritmiche quasi emo, è l’ennesimo spleen del leader Adam Duritz, che qui, più che mai, urla e si mette a nudo, confrontandosi con le incertezze degli Usa post-11 settembre (“I’m a russian jew american/ impersonating african jamaican/ what I wanna be’s an indian/ I’m gonna be a cowboy in the end I guess”). Poi ci sono “Hanging Tree”, perfetto brano power-pop, la ballata in stile The Band “Los Angeles”, vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della città degli angeli, scritta e interpretata assieme all’amico Ryan Adams, il midtempo che acchiappa subito di “Sundays”, la sofferta “Insignificant”, forse la traccia più bella del disco, e infine la logorroica “Cowboys” (la meno convincente), che chiude questa prima parte dell’album.

L’impressione è di trovarsi davanti a un gruppo di musicisti compatto e maturo, in cui ogni componente della band dà il suo prezioso contributo ai fini del risultato complessivo.

La notte è già finita, è tempo delle “Sunday Mornings” annunciate dal titolo. Questa seconda parte dell’album è affidata alla produzione vellutata di Brian Deck (Iron & Wine, Califone), ed è più rilassata, intima (molti brani solo chitarra, piano e voce), al punto che pare quasi un lavoro personale di Duritz, in cui il resto del gruppo rimane sullo sfondo, comparendo ogni tanto (come nel singolo “You Can’t Count On Me” che, come molte cose dei Crows, narra di un amore finito male). “Washington Square”, nell’assolo di armonica nel pre-finale regala grandi emozioni, e la conclusiva, elegiaca,  “Come Around”  è un sentito bilancio dei quasi vent’anni di attività della band.

In mezzo c’è pure qualcosina di troppo, come la noiosa “On a Tuesday in Amsterdam Long Ago”, che ambirebbe a essere la nuova “Raining In Baltimore”, o la leziosa “When I Dream Of Michelangelo”, ma in definitiva nulla di cui lamentarsi eccessivamente.

Most will object that Counting Crows offer nothing original, that they've been doing the same thing for years (and indeed, once again American critics have turned up their noses), but putting out an album so "out of time", so solidly anchored in American tradition, is such a countercurrent move that it deserves respect.

OndaRock Logo

Ride the wave of great music

Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.

12/05/2008

This article is an English translation of the original Italian text by Alex Poltronieri, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. 1492
  2. 2. Hanging Tree
  3. 3. Los Angeles
  4. 4. Sundays
  5. 5. Insignificant
  6. 6. Cowboys
  7. 7. Washington Square
  8. 8. On Almost Any Sunday Morning
  9. 9. When I Dream of Michelangelo
  10. 10. Anyone But You
  11. 11. You Can't Count on Me
  12. 12. Le Ballet Dor
  13. 13. On a Tuesday in Amsterdam Long Ago
  14. 14. Come Around