It kicks off strong with "Othello", which features a surprisingly dance-inflected beat playing host before turning into the framework for an evocative ride full of the band's trademark melancholy: there's no shortage of the guitar interplay we've come to love, nor of tear-jerking strings and synth beds that open up onto genuinely claustrophobic, dark spaces, heightening the track's restless nature. A genuine first: Jukka Reverberi's voice, somewhere between singing and spoken word, reciting lines from Shakespeare's "Othello".
Dicevamo dell’aiuto dato al duo belga Zucchini Drive in fase di produzione, ed ecco “Little Cesar”, quasi un favore ricambiato da uno dei due Mc, Tom de Geeter, che riversa rime su un brano che, se vogliamo, ci ripropone i Giardini di Mirò di sempre, tra Mogwai e Slowdive: il matrimonio tra alt-hip-hop e post-rock (scusate l’uso di queste inascoltabili e illeggibili etichette) s’ha da fare ancora una volta, dopo aver ascoltato i cLOUDDEAD sugli Hood, Alias su Styrofoam etc.. Invaghitisi della scena elettronica tedesca in tempi non sospetti, i cinque di Cavriago propongono in questo brano la loro versione di uno stile sì inflazionato di questi tempi, ma fascinoso e accattivante; il risultato è buono e lascia sperare in sviluppi futuri interessanti.
Non pensiate però che questo Ep sia solo un salto in un futuro prossimo, perché il passato è dietro la porta e bussa con i rintocchi di “Blood Red Bird” di Bill Callahan aka Smog, brano che i Giardini di Mirò eseguono da anni durante i loro live e che si avvale della voce dell’ex Alessandro Raina che, nel finale, azzarda una citazione de “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli: due canzoni eccezionali coverizzate in una sola traccia. Olè!
La seconda parte del lavoro è tutta dedicata ai remix di Apparat, che strazia “Once Again A Fond Farewell” con le sue rasoiate di techno astratta, di Alias, la cui principale “colpa” è quella di trasformare “Given Ground” nel “solito” pezzo di Alias, e degli Hood.
The latter's remix is simply wonderful: "The Swimming Season", already one of the best tracks on "Punk… Not Diet!", is here exposed to a downpour of delay and reverb and shot through from end to end with uncontrolled reversed sounds.
Closing things out is The Sea's version of "Last Act In Baires", probably the weakest track of the bunch, due to its reliance on by-now overused clichés that make it decent background listening, but little more.
I Giardini di Mirò stanno lavorando al nuovo album proprio in questi periodi; questo Ep apre molte strade di fronte a loro, senza escludere quelle già battute perché, pur cambiando talvolta vestiti, i cinque ragazzi della provincia emiliana mostrano un’attitudine immutata e, perché no, vincente. Non perché nuova o rivoluzionaria, assolutamente, ma perché sincera e intima come un semplice autoscatto.
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02/07/2006
This article is an English translation of the original Italian text by Matteo Lavagna, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.