La sempre più articolata e stratificata arte contemporanea risponde all’esigenza universale di preservare realtà creative non necessariamente rilevanti o propedeutiche; l’autenticità delle forme espressive spesso si palesa con maggior vigore in quei microcosmi stilistici e culturali cosiddetti minori, altresì fonte inesauribile di spunti di riflessione sullo stato delle cose.
L’incontro tra il filosofo e compositore Thomas Sattig e la musicista Ahlie Schaubel, ex-membro degli Elektrolochmann e dei Monochrome, aveva già stimolato la nostra attenzione nel 2015 con il pregevole “Moments Of A Decade”, rinnovando sensazioni che solo artisti come Sigur Ros, David Sylvian, Trembling Blue Stars e Talk Talk sembravano abili nel tratteggiare con eleganza e profondità spirituale. Per il duo tedesco Montevale il tempo non sembra essere passato, minimalismo e post-rock sono ancora l’humus musicale dal quale attingere per queste nuove sette piccole pagine d’impressionismo sonoro, solo che nel frattempo Thomas e Ahlie hanno coltivato ulteriormente quella cura del dettaglio che dona alla loro musica la stessa magia della metamorfosi che aiuta il bruco nel diventare farfalla.
Poche note e una sinergia perfetta tra voce e strumenti sono sufficienti a mettere subito in chiaro quanto il duo riesca a convertire ombre e chiaroscuri in una poesia da cantare sottovoce ma con lo stesso impeto di una cascata (“From Another Place”). Ed è un susseguirsi di intense emozioni, il minimalismo della crepuscolare “Lifelong Companion” diventa luogo nel quale far scorrazzare accenni di sax e sonorità cristalline come rugiada (“Lifelong Companion”), incrociando quella malinconia oscillante che ha già ispirato le più belle pagine dello slowcore (la title track).
Il duo avanza prendendo in prestito sfumature e accordi sapienti dal mondo dell’avantgarde e del neoclassicismo, donando loro nuova vita con un grazioso e ammaliante lirismo (“Flood Of Signals”).
Non c’è nulla, in “Figure And Ground”, che appaia casuale o superfluo: la magia della soave “The Rainsayer” rimanda alle pagine meno tenebrose dei Cocteau Twins ed è interessante scoprire lievi contaminazioni jazz nell’evocativa e cosmica ballad “A Pound Of Feathers”, ulteriori elementi di fascino di un disco dal non facile approccio, frutto di un talento non comune e di una sensibilità artistica che meriterebbe ben altre disquisizioni e rilievi critici.
A compendio di tanta bellezza, un’ultima traccia, “Write To Remember”, scivola verso una rarefazione emotiva che lascia senza respiro: il suono del piano scende negli abissi, la voce diventa un bisbiglio, il suono del sax graffia dolcemente l’anima, le tastiere abbandonano le ultime velleità armoniche, fino a dissolversi nel vuoto non senza aver stimolato sogni e utopie.
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21/05/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.