TREPANERINGSRITUALEN - Algir eller Algir i Merkstave

2019 (Cold spring)
dark-ambient, ritual industrial

Thomas Martin Ekelund, a due anni di distanza dal precedente “Kainskult”, ha realizzato un altro album a firma Trepaneringsritualen. “ᛉᛦ -Algir; eller Algir i Merkstave” esce per Cold Spring, label che nel 2014 aveva già dato alle stampe “Perfection & Permanence”, uno degli album più famosi dell’artista svedese. La nuova uscita arriva dopo una serie di singoli in dodici e sette pollici in cui il Nostro aveva reinterpretato brani di Coil, Nordvargr e Ordo Rosarius Equilibrio.

“ᛉᛦ – Algir; eller Algir i Merkstave” segna un cambio di passo per Ekelund: dal ferale black industrial alla Mz.412 a un dark ambient/ritual industrial che ricorda i suoi primi lavori nelle vesti di Trepaneringsritualen, come ad esempio “Ritualer, Blot Och Botgöring” del 2008. A ben guardare, il progetto ha sempre avuto una dimensione “ambient” oscura e implosiva che si alternava a feroci esplosioni di rabbia. A partire da “Perfection & Permanence”, la voce distorta di Ekelund che si stagliava su pesanti linee di basso e clangori death industrial (Brighter Death Now docet) sembrava aver preso il sopravvento marcando a fuoco anche le sue caustiche performance live.

Il nuovo album invece dà sfogo al lato più introspettivo, ma non per questo meno inquietante, del trapano rituale. Siamo di fronte a un lavoro strumentale in cui sentiamo echi di “Dead Letters Spell Out Dead Words”, vecchio progetto drone-ambient e post-industrial di Ekelund, anche se qui l’atmosfera è molto più minacciosa e inquietante. Siamo dalle parti del più ispirato Raison d’être e sicuramente veleggiamo in acque nere e minacciose, che ricordano un certo dark-ambient anni Novanta di marca Cold Meat Industry e il più classico Lustmørd dei tempi di “Heresy”.

L’album consta di due lunghe tracce, una per lato della versione in vinile. È una sorta di rituale dedicato ad “Algiz”, la quindicesima runa dell’antico Futhark e l’undicesima runa dell’alfabeto runico norreno. Minimale ma devastante in termini d’impatto emotivo, l’album evoca un apocalittico immaginario neopagano che affonda nelle nebbie della mitologia scandinava, un passaggio arido e oscuro in cui, secondo le note che accompagnano l’album, tutto è al contempo Unione e Dissoluzione.

Silences, bell tolls, metallic clangs and low frequencies build a sense of constant tension, an atmosphere worthy of the best horror film soundtrack.

Se “Kainskult” invocava un immaginario feroce e fratricida, “ᛉᛦ -Algir; eller Algir i Merkstave” sembra dipingere inquietanti e minimali scenari post mortem, un vero e proprio viaggio nel regno di Hel, dea norrena della morte. Tra pause e silenzi, Trepaneringsritualen ci consegna un album realmente terrorizzante, un altro ottimo lavoro capace di creare il giusto climax e farsi così colonna sonora delle ultime fasi del Ragnarök, il crepuscolo degli Dei e anche dell’umanità per come la conosciamo.

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28/09/2019

This article is an English translation of the original Italian text by Marco De Baptistis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. ᛉ
  2. 2. ᛦ

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