Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain.(Bonnie Raitt, 1974)
Negli anni Settanta si trasferisce a Nashville per seguire colui che chiamerà sempre con il nomignolo di “Cowboy”: Johnny Cash. Insieme trascorrono molto tempo e arrivano a un passo dal comporre un album congiunto. Forse perché viziati dall’alcol e dall’uso di altre sostanze, i due all’epoca non furono convinti della qualità delle registrazioni e la cosa naufragò. La carriera di Prine dunque continua e il catalogo dell’artista si infoltisce di album di ottima fattura (“Common Sense”, “Bruised Orange”, “Aimless Love”).
Nel 1988 sposa in terze nozze Fiona, la donna che ha avuto il merito di ristabilire, a detta del cantautore, la Normalità nella sua vita, scritta con la maiuscola iniziale. Ma nel 1996 una terribile notizia squassa la vita di John e dell’intera famiglia: il rigonfiamento sul collo dell’artista è in realtà un carcinoma squamoso della pelle. L’intervento riesce, ma la testa di Prine rimarrà irrimediabilmente inclinata verso il basso. Anche le corde vocali, logorate dalla stessa malattia, hanno subito un deterioramento, ispessendosi e rendendo la voce più cavernosa e gutturale. Il destino non sembra essere clemente e rincara la dose: nel 2013 John viene operato per la rimozione di una massa tumorale ai polmoni. Anche questo intervento riesce e ora, dopo tredici anni di assenza, Prine è tornato in salute e il nuovo album di inediti ,“The Tree Of Forgiveness”, è pronto a dimostrarcelo.
“Egg & Daughter Nite, Lincoln Nebraska, 1967 (Crazy Bone)” è uno spassoso bluegrass farcito di non-sequitur (“If you like your apples sweet/ And your streets are not concrete/ You’ll be in your bed by nine every night”) che racconta, tra le righe, la vita di un uomo che, giunto alla vecchiaia, se la prende con quel suo “osso malandato” per allontanare le apprensioni dei suoi familiari (i quali, per sicurezza, hanno già allestito la lapide al cimitero) sulla sua eventuale dipartita. Il tono solenne recuperato da “Caravan Of Fools” serve invece a Prine per affondare la penna nella descrizione allegorica di quell’America infettata dalla brama di ricchezza che sfila in lugubri parate autocelebrative (“A notte inoltrata li puoi vedere/ bardati di gioielli scintillanti/ mentre procedono come una carovana di dissennati”).
Sotto le mentite spoglie di un simpatico battibecco country tra un catastrofista apocalittico e lo stesso Prine, “Lonesome Friends Of Science” cela invece un’invettiva dal sapore ecologista (“Quei bastardi con i loro camici bianchi/ che fanno esperimenti sulle capre di montagna/ dovrebbero lasciare l’Universo in pace/ non è affar loro, non è la loro casa”). La chiusura del disco è affidata a “When I Get To Heaven”, un racconto in musica molto divertente in cui si descrivono i desideri del cantautore quando sarà giunta la sua ora e sarà salito in paradiso. L’aldilà è un tema su cui Prine ha ragionato e cantato a lungo (“Fish and Whislte”, “He Was in Heaven Before We Died”, “Your Flag Decal Won’t Get You Into Heaven Anymore”) ma senza mai seminare tracce di speranze escatologiche. Al contrario, il paradiso di Prine è un luogo facile da credere e da immaginare. Anche l’esito di “When I Get To Heaven” è quanto di più priniano ci si possa aspettare: un anziano di settant’anni che, giunto all’aldilà, può tornare a fumare le sue sigarette, bere vodka e ginger ale, baciare le giovani ragazze e smentire, finalmente, quello che suo padre una volta gli disse: “Ragazzo, quando morirai, sarai una testa di cazzo morta”.
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16/04/2018
This article is an English translation of the original Italian text by Leonardo G. Stenta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.