Il concept del loro nuovo album è la linea che congiunge tutte le cose, passate e future, vicine e lontane, un trait d’union come quello che lega i freddi battiti industriali di “Wake” (1988) e questo decimo disco in studio, dove Mike VanPortfleet ritrova i compagni di viaggio storici: Tara VanFlower e il polistrumentista David Galas.
La robusta “An Awakening” impone un drastico cambio di ritmo, ideale intro del “secondo atto”: le atmosfere soffuse lasciano il posto a un gothic-rock veemente ma melodico, che ci consegna dei Lycia per certi aspetti inediti; tra distorsioni e accelerate inconsuete sfiorano anche il metal in brani come “Bright Like Stars” e “Illuminate”.
Un azzardo? Di certo i nostri sanno come muoversi tra le molte sfumature del nero, e questa loro nuova “versione” soddisfa tanto l’orecchio del novizio quanto quello allenato: i loro trademark sono ben presenti e le incursioni al di fuori del “genere” vengono gestite con una maestria non comune.
La terza parte dell’album si contraddistingue invece per i toni più soft, e nel finale (“The Only Way Through Is Out”) veniamo cullati verso dimensioni lontane, oniriche, paesaggi suggestivi ricreati da un sound garbatamente oscuro e affascinante.
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05/10/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Pagani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.