Vengono da Vancouver, e più precisamente dalla scena gravitante intorno a “Emergency Room”, venue/studio di registrazione/spazio comune che ha animato la scena do-it-yourself locale negli ultimi anni.
I primi due lavori sono usciti per la Deranged Records, etichetta che spesso e volentieri “ci vede giusto”, specie se si tratta di scovare le “novità” in campo punk d’oltreoceano; il primo disco, “It’s The Evil”, del 2010, non ha lasciato grandi tracce in rete (ed è un peccato, dato che è un perfetto mix di chitarre a-la Adolescents e female vocals aggressive), ma ha posto le basi per i futuri riconoscimenti, già a partire dal follow-up del 2012, “Sorry”, che è stato incensato un po’ ovunque, tranne in Italy, dove non è stato intercettato da nessun “radar” del web, o quasi.
I White Lung con questo “Deep Fantasy”, terzo lavoro si diceva, realizzano appunto il “disco della maturità”, in un’epoca in cui le band si fermano al secondo lavoro o vi fanno già coincidere la loro fase discendente. Nelle tracce non lasciano per strada nessuno dei loro “marchi di fabbrica”: la chitarra ruggisce ancora una volta nel segno di Rikk Agnew, la voce di Mish è sempre graffiante (i nomi tirati fuori dalla stampa sono sempre gli stessi: Hole, L7, Babes In Toyland, ma qualcuno ci ha sentito anche la mitica Dinah Cancer dei 45 Grave, e personalmente sottoscrivo), il piede non viene mai alzato dall’acceleratore.
L’amalgama di “urgenza” e melodia viene però affinato, e questo coincide sorprendentemente con il loro disco più heavy e al tempo stesso pop, nel senso migliore del termine. Mish dà prova di essere una frontwoman completa, e la sua ugola continua a colpire inesorabile, a volte mirando dritta al cuore, mentre i testi trattano tematiche come femminismo, abuso di sostanze, disturbi della personalità, in maniera mai banale.
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11/07/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Pagani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.