Fabrizio Testa, milanese, già cantore dark-folk in giro per la romagna a nome Il Lungo Addio, e titolare della valida Tarzan Records, debutta solista con “Mastice”, un albo di tecniche d’avanguardia che trasfigura il suo folk, un po’ come “Anyway Your Children” per i Father Murphy, ed esplora le possibilità vocali in testi recitati a mo’ di nature morte.
Attacca “Alce e Martello”, preludio per colpi frenetici alla porta, sax assorto e contorto, e declamato Bertold Brecht-iano. Segue tutta una ricerca che passa per “Marco Pierantoni”, un drone spaziale roteante e fibrillante, mentre il recitato ci vaga in mezzo con pause meditabonde, quindi attraversa la creazione astratta di “Le Terme”, che impiega nebulose in lontananza e una fascia elettronica oscillante Tangerine Dream-iana a generare un monologo nevrotico a mezza voce, fino a una “Senza Orfanità” imperniata su un crepitio e un sussurro melodico con eco, subito trasformati in duetto di glissandi blues stellari, che invisibilmente transita a una rarefazione da requiem.
Il punto di maggior esplorazione è “Cesenautico”, un magma di note gravi riprocessate e rumori campionati che “cullano” una desolazione declamata alla Cccp. La title track chiude il cerchio di “Alce e Martello” con un coagulo di suoni raccapriccianti e sciabolate electro, ad assordare una voce filtrata disperata. Ma l’insieme, il sentimento che ne emerge spontaneamente, è superiore alla somma delle parti.
“Crudo” amplia lo spettro fino a una raffinata ballad decadente per piano solo; è un brano molto più tradizionale (pur con un intermezzo “concreto”) ma in ogni caso baricentrico nei rispetti del resto, un rifugio emotivo.
Breve pamphlet metafisico intelligente per tempi e invenzioni, sculture di suono che sconfinano nell’arte concettuale e ne danno un’interpretazione quasi autunnale. Un disco di spazi vuoti e penombre, uno dei più sacrileghi del 2013 italiano, più assaggio che opera completa, che sa fermarsi con pertinacia poco prima del baratro dell’intellettualismo. Testi di pugno dell’autore, stuolo di vocalist: Roberto Bertachini (il batterista dei gloriosi Starfuckers), Cesare Malfatti, Alessio Gastaldello, Luca Barachetti, Alessandro Camilletti, oltre a Testa stesso. Cover fatta a mano di Elisa Alberghi, cento copie numerate. Dedicato a Marco Pierantoni, amico girovago dell’autore.
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12/03/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.