DVA DAMAS - Nightshade

2013 (Downwards america)
psycho-wave

DVA DAMAS si pronuncia “Duvva Damas” ovvero “due signore”, dal dialetto artificiale anglo-russo Nadsat, nato dentro gli stupri mentali di “Arancia Meccanica” di Anthony Burgess.


Un nome d’arte esteticamente interessante per il progetto portato avanti dalle sorelle Taylor e Shawna Burch (a cui si son aggiunti dal 2010 Dillan O’Neal, Patrick Chase e Joseph Cocherell), e destinato a essere la prima uscita ufficiale della neonata divisione americana dell’etichetta di Karl O’Connor (aka Regis).

Del romanzo “Nightshade” riprende le atmosfere decadenti urbane, una tetra fusione di sensualità perversa e di luci rosse ormai consumate: un mondo fatto di locali sotterranei, di sentimenti corrotti e pelli cicatrizzate più e più volte, destinati a fecondarsi continuamente fra loro.

Uno spirito noir che prende voce tra le pieghe più bluesy di un disco dominato altimenti da elettroniche distorte, secche e taglienti. Una fitta trama di lamiere pulsanti che nascono sotto la luce dei vicoli stretti e rumorosi della No New York, tra le note più calde e asfissianti dei Cramps e il minimalismo straniante dei Suicide.
 Qui, un corpo crudo, operato senza anestesia, canta la sua storia maledetta d’amore e solitudine; una sperimentazione che attraversa la voce e i ritmi, chiudendoli dentro un freddo sudore di orgasmi.

“Nightshade” e “Babes in Toyland” sono blues chirurgici in cui l’erotismo striscia su una voce languida, una perversione apatica ma ipnotica che saturerà i nostri sensi nelle successive “Half Mask” e “Out f Thin Air”. Drum machine secche e percussive lavorano incessanti sotto chitarre taglienti e metalliche che sfiorano lo psychobilly più distorto e malato di Poison Ivy, per poi chiudersi dentro un mondo notturno lisergico, intrappolato tra deserti post-nucleari e danze sciamaniche (“Interlude”, “Time Dilation”). Tutto il disco si muove su un perenne bilico verso il corto circuito psicologico; una caduta imminente dentro un caldo, morbido organismo sensuale.


La fine non chiuderà la storia, non porterà salvezza, ma solo un ennesimo lamento drogato, seppur più lento e riflessivo, vicino forse a quello che potremmo definire una breve alba (“Living Again (Hawkline)”. 
“Nightshade” riprende linearmente il lavoro già iniziato con il 10” uscito su Downwards nel 2010 (“Brand New Head”) e lo split con Le Face, portandoci davanti un progetto coerente esteticamente sin dalle sue origini, in cui la forza ritmica e compositiva sa unirsi a una narrativa emotiva densa e umorale.

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08/04/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Michele Guerrini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Nightshade
  2. 2. Babes In Boyland
  3. 3. Half - Mask
  4. 4. Interlude
  5. 5. Out Of Thin Air
  6. 6. Time Dilation
  7. 7. Nightshade Reprise
  8. 8. Living Again (Hawkline)

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