WILLIAM BASINSKI - Nocturnes

2013 (2062)
ambient-tape

La riflessione sulla percezione e il concetto stesso di tempo è da sempre uno dei punti cardine della filosofia di William Basinski. Approcciarsi alla sua musica significa immancabilmente venire a patti con tutta una serie di idee sparse sull’eterno presente, sorta di spazio fisso ma in continuo farsi in cui la forma diventa vulnerabile e si espone all’incessante processo di decadimento e rinascita.

“Amo abitare un momento eterno, e se uno è in grado di trovare i loop giusti si può semplicemente sospendere il tempo e lasciarsi fluire”, secondo una sua famosa affermazione: chi allo stesso modo, con coraggio, dovesse sottrarsi o ignorare questo livello perderebbe necessariamente una parte consistente della tragica opera basinskiana.

In questo senso, “Nocturnes” si inserisce nel catalogo del sacerdote di Houston come la sua composizione più simbolica e globale, come una specie di manifesto esemplificativo della resa estetica del suo pensiero astratto.

“Nocturnes” infatti ha poco a che vedere con gli storici “loop in disintegrazione” (tra l’altro, rimessi assieme lo scorso anno in un corposo cofanetto) e si avvicina semmai stilisticamente al movimento un po’ cullante un po’ funereo di “The Garden Of Brokenness”.

At the heart of the long composition is a handful of prepared-piano loops with their attacks "smoothed off", originally recorded in 1979, back when Basinski used to experiment on a shoestring budget in a San Francisco loft, with his partner and a few friends. The listening experience is fixed in an eternal, ever-shifting instant; memory keeps resurfacing, persistent, the same yet never quite the same, constantly subject to transformation, refractions at varying speeds, and imperceptible crossfades.

The album's second composition presents itself differently, yet in some way complementary: born from the 2009 collaboration with Marina Abramovic (the project "The Life And Death Of Marina Abramovic"), "The Trail Of Tears" is another long flow bearing Basinski's unmistakable hand, this time a progressive-delay tape, his darkest and most funereal drama, before ascending into an unexpected state of fulfilment and awareness that ideally closes the album's discourse. As if to reaffirm the occult nature by which memory insinuates itself into time, and the fact that time can only be conquered on its own terms.

“Nocturnes” può essere considerato sotto più aspetti il compimento del percorso metafisico del compositore e del suo sfogo sulle macchine. Se non il suo disco formalmente più accattivante, la sua opera più oscura e profonda, quella che più di tutte riesce nell’intento di cristallizzare il momento, restituirlo alla sua natura a-storica, al fine di essere rivissuto con una coscienza nuova nella sua reincarnazione successiva.

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04/08/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Roberto Rizzo, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Nocturnes
  2. 2. The Trail Of Tears