L’anima sperimentatrice e destrutturata dell’artista toscano si unisce in un ricamo sepolcrale e malinconico agli strumenti melodici (piano, chitarra) di Turra, per raggiungere un’estatica nemesi emotiva.
“In Winter” è una composizione fragile e astratta. Chiusa in sé e dalla pelle nascosta. Come piccoli cristalli di neve (i simboli che troviamo al posto dei numeri delle track), esprime la sua bellezza nella sua intimità più profonda, lasciando traspirare, debolmente, la propria gracile esistenza.
Sospesa oniricamente tra un ambient glaciale e minimale, in cui i field recording di Becuzzi riempiono sofficemente lontani orizzonti di nebbiose colline e vallate, e le note neoclassiche di piano e chitarra di un Turra quantomai astratto e capace di limare ogni singolo momento in lente sfumature di grigio e bianco. Tenui feedback si assottigliano sotto lo sguardo apatico di una luce bianca.
Le tracce più complesse riescono a fondere l’humus sotterraneo di vermi e radici, un piccolo oscuro mondo ancora in vita, con i lontani rumori immobili di una realtà racchiusa dentro una bolla di vetro. Sicuramente debitore dei lavori di Brian Eno e Harold Budd, “In Winter” sa infiltrare germi post-rock in oscure scintille dark-ambient, ramificandosi lentamente attorno a noi e trasportandoci su un livello di silenziosa coscienza di sé.
Un sapiente lavoro pittorico che dona a questo disco una rara e tenue bellezza, da apprezzare in un “unicum” temporale, senza interruzioni, senza collegamenti con l’esterno.
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22/09/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Guerrini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.