DADAVISTIC ORCHESTRA - Dokument .02

2011 (Dust science recordings)
ambient, avant-garde
È il pomo di una porta azzurra come il cielo a racchiudere l'essenza primaria di "Dokument .02". Un'immagine che interpreta perfettamente le subliminali intenzioni di Martin Dust, Reinier Brekelmans, Richard Dust, Robbert Heynen, Tim Freeman e sua maestà Ken Downie (di fatto i sei titolari del progetto Dadavistic Orchestra), esprimendo così la netta volontà di inseguire e raggiungere nuovi orizzonti possibili. Le colonne portanti di Psychic Warriors ov Gaia e i Black Dog di Downie siglano questo loro attesissimo album d'esordio seguendo la scia dei due precedenti Ep "Shredded .01" e "Dokument .01", allestendo sei lunghe tracce atte a inscenare una fusione pacatissima di avvolgenti diramazioni, puntualmente sospinte da droni immersi in un'implosione strumentale al contempo tibetana e onirica.

Cibernetiche e pachidermiche piroette subentrano energiche da uno strato amorfo di rarefazioni cosmiche. L'elettronica intelligente targata Warp e KK è mero ricordo, spolpata così com'è dalla sua radice, ed estratta come pura grafite attraverso cui modellare nuove contemplazioni elettroniche, tese a condurre l'animo umano semplicemente "altrove". La trasposizione matura e organizzata di queste ieratiche oscillazioni sonore collima a ogni traccia con impalpabili risonanze magnetiche pronte a placare anima e corpo. Allo stesso tempo, l'assenza di groove sostenibile e sezioni ritmiche cadenzate disorienta e disarma. In "Dokument .02", il dado è tratto rinunciando a qualsiasi forma di demarcazione territoriale. Non ci sono limiti strutturali, e l'espansione schulziana del suono approda ai nostri timpani da ogni angolazione, conferendo quel senso di perdizione interiore da cui è impossibile non evincere un ritrovato appagamento sidereo. Le tracce poi sono legate l'una all'altra da un flusso elettronico clamorosamente siderurgico e ondeggiante.

Nella seconda metà del piatto, la sofisticazione del tessuto ambient è ben celata dalla graduale esalazione di vapori sintetici, mentre prende improvvisamente forma una tetra involuzione umorale ("De Kunst: Star Dot Star"), a ipotizzare il sopraggiungere di un inatteso buco nero nel quale smarrire eventuali coordinate spazio-temporali. A chiudere l'opera è il soffio desolante di "De Neerstorting Van De Mening Van De Kathderaal", intento a definire spettri che paiono sorvolare imperscrutabili catacombe interstellari.
Celeste e oscuro. Alienato e alienante. "Dokument .02" surclassa anni di field-recordings e manipolazioni ambientali, spingendosi ben oltre l'immaginifico.
 
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29/11/2011

This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

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Tracklist

  1. 1. Deep Old Mu
  2. 2. Petrichore
  3. 3. Teh Meh, Teh Meh
  4. 4. Unconcerned, But Not Indifferent
  5. 5. De Kunst: Star Dot Star
  6. 6. De Neerstorting Van De Mening Van De Kathderaal

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