CRISTINA DONÀ - Torno a casa a piedi

2011 (Emi)
songwriter

La Cristina Donà di oggi è una donna solare, un’autrice che ha voglia di scrivere canzoni dirette, esplicite, che parlino della vita di tutti i giorni senza troppi filtri né orpelli. Sarà che la Cristina Donà di oggi è prima di tutto una madre felice, a cui le piccole, umane necessità sono più familiari che mai. Anche e in special modo per questo, “Torno a casa a piedi” non può essere un disco come gli altri. A quarantatré anni, di cui venti vissuti sul palco, la Donà sembra aver trovato una propria precisa collocazione nell’immaginario di chi è abituato a pascolare lungo le non esattamente salubri lande della musica italiana. Anche se finisce su “Repubblica” e il “Corriere della Sera” e racconta di ispirarsi a Battisti e di aver provato ad andare a Sanremo, popolare – riferendosi a una popolarità di massa, perlomeno – lei non lo sarà mai. Non serve guardare che etichetta campeggia su suoi dischi (la Emi), poi, per capire che ormai è improprio tirar fuori il solito comodo e vago concetto di scena “indie” italiana. Niente da fare, Cristina Donà sta precisamente nel mezzo. Badate bene, però, mica galleggiando. Piuttosto con una consapevolezza piena dei propri (tanti) talenti e della misura del proprio registro espressivo.

Le canzoni di “Torno a casa a piedi”, che molto devono anche alla mano da orchestratore di Saverio Lanza, sono in equilibrio quasi perfetto. Per lo più parecchio lontano dal rock, magari, ma mica deve essere per forza un difetto. Anzi. La scrittura è ispirata, le melodie funzionano, gli arrangiamenti, ancorché a tratti un po’ in esubero, pure. Una ricetta semplice, un prodotto di qualità eccellente. L’aria buona della mezza montagna bergamasca dove s’è ritirata ormai da qualche anno, alla Donà sembra far sempre più bene.

"I'm sometimes afraid I've lost something. I'm always afraid of being left alone." The album apparently ends like this. Instead, tacked onto her crepuscular "Lettera a mano", a mournful, hermetic ballad that at a certain point surges and shatters into an almost robotic trail, Cristina Donà places a lullaby entrusted with all the hope and tenderness of a mother who knows that, by the very fact of being a mother, she can never truly be alone again. It's a lullaby sung without words, this ghost track, and this swift passage from bewilderment to reassurance is more than a seal: it tells us that life is meant to be lived, and that once the day is done, once the good and bad stories have passed and the songs have played out, it's normal to feel a little afraid, but it's always worth having faith, in yourself and in others.

D’altronde com’è che era cominciato il disco? “Io credo nei miracoli che la gente può fare”, già. Un pezzo spumeggiante, “Miracoli”, una piccola marcia trionfale in cui la Donà invoca – meglio, annuncia – rivoluzioni affidandosi a colorite scorribande di fiati. È il singolo già in rotazione da prima di Natale, è il traino migliore che si potesse scegliere e il miglior modo per mettere subito le cose in chiaro. Segue “Un esercito di alberi”, una dichiarazione e insieme una richiesta d’amore, molta poesia, archi avvolgenti, ancora fiati, si parte piano, gradualmente si cresce e si chiude adagio tra le note basse di un pianoforte. Poi arriva il tempo della Donà sbarazzina: “In un soffio” è una specie di foxtrot di quelli alla Silvestri, mentre “Giapponese” è un campionario di piccole cose e piccole visioni quotidiane retto da un altro campionario, altrettanto vario e un po’ schizoide, di suoni.

With spirits somewhat calmed, "Più forte del fuoco" blossoms, a beautifully crafted pop romance, all minor chords and big sighs of love, poised to become one of the next live staples in the Lombard singer-songwriter's repertoire. "Aquilone" (one of three tracks featuring Piero Monterisi, on loan from Silvestri, on drums) follows right after, suggesting another way of capturing everyday life: carefree, quick and swinging. Then comes the title track, in which the everyday life recounted this time is only presumed - an ironic, postmodern tale of infidelity, set to sweeping folk guitar and strings in full flow. Next, the album's other lullaby, "Bimbo dal sonno leggero": Cristina speaks to her son of a world that could be better, but in which there is nonetheless a safe shore from which to watch the night and on which to sleep soundly. And before the curtain falls, out comes the more electric side of Donà, with the rock'n'roll charge of "Tutti sanno cosa dire". Which, when it's needed, is exactly what's needed.

In definitiva, un disco davvero di grande qualità, probabilmente il migliore della Donà da molto tempo a questa parte. E anche per il tour, che dovrebbe partire a primavera, pare che oltre alla canonica formazione rock con cui sale sul palco da sempre (ancora con Monterisi a dare il tempo) mamma Cristina si porterà dietro un paio di fiati e un bel po’ di archi. Uno dei concerti da mettere a tutti i costi in agenda per la bella stagione.

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26/01/2011

This article is an English translation of the original Italian text by Giovanni Dozzini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Miracoli
  2. 2. Un esercito di alberi
  3. 3. In un soffio
  4. 4. Giapponese (L'arte di arrivare a fine mese)
  5. 5. Più forte del fuoco
  6. 6. Aquilone
  7. 7. Torno a casa a piedi
  8. 8. Bimbo dal sonno leggero
  9. 9. Tutti che sanno cosa dire
  10. 10. Lettera a mano