EFDEMIN - Chicago

2010 (Dial)
techno

Phillip Sollman è uno dei tanti nomi caldi della odierna techno Made in Germany. Accasatosi presso la Dial, celebre label di Amburgo, è tra i dj-producer più schivi e dimessi in circolazione, oltre a essere dj resident in uno dei club culto della vecchia Europa, lo storico Panorama Bar di Berlino. Ma non solo. Prima di cedere al fascino della manipolazione technoide con l'alter-ego di Efdemin, Sollman ha studiato per anni computer music presso l’accademia di Vienna, perfezionando l’insolita arte di allestire strutture sonore d‘avanguardia, diplomandosi in seguito anche come violoncellista. Non a caso, queste esperienze risulteranno fondamentali nella modellazione corrente del proprio timbro elettronico.

A un primissimo impatto, l’omaggio palesato verso la metropoli statunitense e la house vecchia maniera, indurrebbero a comode prospettive. Niente di tutto questo. Con il buon Phil ce n’è per tutti i gusti. Meno astratto dell’ex rampollo di casa Dial, l’illustre Hendrik Weber aka Pantha Du Prince, Sollman punta dritto al cuore diramando il groove alla stregua di un chirurgo plastico.

L’urgenza è quella di fornire un’evoluzione intelligente del ping-pong techno-house, spiattellato con comprensibile foga fin dai primi singoli e nell’omonimo debut. Una corsa all’effetto destabilizzante di turno, alla giocata pulsante e pensante, nella quale la presenza in mastering di un genio come Rashad Becker (Dublates & Mastering) lacca a dovere il suono generato a cocci da Efdemin, reso soffice, asciutto, finalmente espandibile a qualsiasi sovrapposizione.

Con “Chicago”, Sollman fonde le propri articolazioni in un waltzer elettronico elegante e danzate all‘occorrenza. Dopo una partenza complessa, volutamente algida, cristallizzata nell’open-track “Cowbell”, scattano a razzo diversificazioni elettroniche mai dome. Così, “Soeshine“ pare provenire da uno dei tanti dj-set di Atjazz, prima che "Oh My God" mostri quanto Phillip sia prima di tutto fine buongustaio del ritmo dai tratti talvolta esotici (!). A conti fatti, questa traccia è la maschera attraverso cui l‘indomito dj rimescola le carte in gioco, incarnando a meraviglia il lato più sbarazzino e goliardico dell‘intera faccenda.

Sulla medesima scia, "There Will Be Singing" incalza maliziosa, plasticosa e caldissima. Cassa dritta, gomma che rimbalza e sezione ritmica opaca fino a dissolversi nel vento, come capita un po’ in tutti i vari eposodi. In controluce, "Le Grand Voyage" sono i Cobblestone che bevono un aperitivo. Mentre "Rond Here" è la cosa techno più indecifrabile del momento, “Wonderland” sceglie sentieri più fitti, sguazzando in una sorta di micro-house talmente ovattata da far gola a un Marco Tonni qualunque.

Insomma, è quasi impossibile azionare l’indice. Efdemin distingue cassa e cervello. Aziona il battito e non rinuncia al disincanto.

Bentornato, Phil.

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23/12/2010

This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Cowbell
  2. 2. Shoeshine
  3. 3. Night Train
  4. 4. Oh My God
  5. 5. There Will Be Singing
  6. 6. Le Grand Voyage
  7. 7. Nothing Is Everything
  8. 8. Round Here
  9. 9. Wonderland (The Race for Space)
  10. 10. Oh My God (Reprise)

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