DEAD C - Secret Earth

2008 (Ba da bing!)
free-noise

La deludente raccolta “Vain, Erudite And Stupid” del 2006 sembrava confermare l’ormai evidente calo di ispirazione che aveva contraddistinto episodi come “New Electric Music” e “The Damned”, andando a chiudere definitivamente il percorso di una delle più grandi band degli ultimi 20 anni. Ma come dire, nel rock come nella vita nulla è irreversibile finché ce n’è (di soffio vitale).

Allora non ha stupito più di tanto il ritorno a buonissimi livelli con “Future Artists” dell’anno passato, ne deve sorprendere quest’eccellente “Secret Earth”, che completa la catarsi e s’impone senza mezzi termini come uno dei migliori album in assoluto della formazione neozelandese. 

Abbandonata l’elettronichetta cacofonica da quarta elementare di “Future Artists”, in questo lavoro i Dead C tornano a fare i Dead C così come li abbiamo conosciuti in “Tusk“ e “Harsh 70s Reality”, e costruiscono un disco di noise-rock scorticato e dissonante come Dio comanda.

I quattro pezzi in scaletta sono quattro capolavori e quattro lamenti funebri, tra l’altro molto simili tra loro in quanto a sintassi. Così sotto la consueta patina di plumbea fuliggine lo-fi, le melodie – sì, ci sono, e più limpide che in altri lavori – danno compiutezza al suono, mentre tutt’intorno si sfaldano e si ricompongono droni, sferragliano furiose le chitarre senza alcun rispetto per l’armonia, mentre il canto accompagna come il lamento di un moribondo.

Insomma, i soliti Dead C, ma qui a fuoco come poche altre volte in precedenza.

"Waves" is a bulldozer of dissonant guitar progressions, "Stations" drags on for over 16 minutes amid scrapyard clangs and exhausting rhythmic stop and go, while the opening "Mansion" is the most melodic of the bunch, albeit with a telluric pulse that seems to come from the center of the earth.

Il capolavoro dei capolavori è però “Plains”. Free-form e dall’incedere incerto, il pezzo si (s)compone di suoni che faticano a tenersi in un unicum coerente, che sembrano fuoriuscire da tutte le parti, quasi a deturpare un’ipotesi di struttura che faticosamente pare volersi formare sottotraccia. Un buco nero di materia radioattiva e putrescente.

Ma poi a che serve descrivere più di tanto i pezzi? Se i Dead C fanno i Dead C, come in questo caso, uno sa esattamente cosa aspettarsi.

E’ bello constatare che dopo 20 anni loro ci sono ancora, come se nulla fosse cambiato. Grandissimi.

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29/10/2008

This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Mansions
  2. 2. Stations
  3. 3. Plains
  4. 4. Waves