BRYAN FERRY - Loose Talk

2025 (Dene jesmond)
art-pop, spoken word

A un artista come Bryan Ferry si concede tutto, anche in virtù della curiosità che ha anticipato l’uscita di questa collaborazione con Amelia Barratt, per un progetto a base di spoken-word e tessuti strumentali messi a punto dall’ex-leader dei Roxy Music, tornato recentemente alla ribalta dei media grazie alla splendida mega-antologia “Retrospective: Selected Recording“. Ed è in questa occasione che il nome di Amelia Barratt ha fatto la sua comparsa con un brano, “Star”, germe di questa collaborazione e che opportunamente non fa parte dell’album.

Progetto affascinante ma non facile, “Loose Talk” raccoglie una serie di composizioni che per anni sono rimaste nei cassetti: si tratta di demo, schizzi di brani poi rielaborati, e di variazioni e improvvisazioni sul tema; undici tracce dalla natura casuale e incompiuta che i testi surreali di Amelia Barratt rendono ancor più impalpabili ed evanescenti. Operazione artisticamente encomiabile, “Loose Talk” offre anche intriganti divagazioni pianistiche (“Big Things”, “Florist”), stranianti incursioni elettroniche tipicamente Roxy Music (“Stand Near Me”, “Pictures On A Wall”), ammalianti ibridazioni stilistiche (“Demolition”), raffinatezze post-“Avalon” (“Landscapes”) e almeno una melodia memorabile, dove per un attimo vibra la voce in sottofondo di Bryan Ferry (“Orchestra”).

“Loose Talk” è un disco difficilmente comparabile alla produzione odierna ed è solo in parte rapportabile alla carriera di Bryan Ferry da solista (anche se brani come “Holiday” hanno tutte le caratteristiche degli album stile “Taxi”) e le ovvie difficoltà per chi non ha dimestichezza con la lingua inglese non rendono agile la piena comprensione dell’intero progetto, ma c’è sufficiente sostanza per un ascolto non fugace. È confortante scoprire come un musicista come Bryan Ferry, dopo una carriera cinquantennale, sfidi convenzioni e regole con un album dalle molteplici chiavi di lettura. “Loose Talk” ha la stessa valenza delle eccellenti soundtracks di Trent Reznor dei Nine Inch Nails (non dimentichiamo che il brano “Star” era basato su una composizione proprio di Reznor e Ross) o di quel gioiellino di ristrutturazione (Ferry direbbe remake and remodel) di Andy Partridge degli Xtc: “Take Away/ The Lure Of Salvage”. Un disco da consegnare ai posteri come testimonianza di resistenza culturale e di una visione artistica fuori dagli schemi.

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04/04/2025

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Big Things
  2. 2. Stand Near Me
  3. 3. Florist
  4. 4. Cowboy Hat
  5. 5. Demolition
  6. 6. Orchestra
  7. 7. Holiday
  8. 8. Landscape
  9. 9. Pictures On A Wall
  10. 10. White Noise
  11. 11. Loose Talk

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