Distopico, martellante, un’ansia palpabile che sembra il suono dell’apocalisse cibernetica: esplosioni di distorsione misurata e tonnellate di basse frequenze che, senza pietà, frantumano un paesaggio acustico meccanico e infuocato. “Machines I-V” raccoglie su Relapse Records i cinque Ep pubblicati tra il 2023 e il 2024 sulla label Pressure di Kevin Richard Martin, il suo primo disco strumentale solista come The Bug: ventuno tracce delineate da drum machine grezze quanto possedute.
Parliamo di un magma Uk bass triturato in bassline brutali e vicine alla dimensione metal. Dimentichiamoci i fasti grime di “Skeng”: qui la materia è di tutt’altro spessore. Con una forza bruta muscolare, Martin tenta di incendiare i paradigmi dub, costruendo una futuristica dancehall per cadaveri, vicino a Miianese quanto a Mad Professor, tra synth ossidati e frammenti di voci triturate che affiorano come detriti bionici. Eppure il risultato raramente lascia un segno duraturo oltre la martellata ritmica.
Il viaggio risulta talvolta micidiale, progettato per i soundsystem più potenti. Muscolare e crudele, l’opera avvolge in una spirale di oppressione inebriante, ma nel suo minacciare continue scottature finisce per anestetizzarci, con il rischio di cadere nell’autoreferenzialità. “Vertical” è una delle eccezioni, dove si intravede un’anima tormentata tra spiriti meccanici. Ne emerge un ululato di beat incandescenti che, in più casi, stimola più l’allontanamento per indifferenza che l’immersione nella sua furia.
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11/02/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Alessandro Giustiniano, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.