Vorticosi, evocativi, pienamente riconoscibili. Dopo un’assenza di ben otto anni, riecco i Satan Is My Brother alle prese con “How Far Can You See?”, quarto album che li vede passare dalle cure della Boring Machines di Onga a quelle della Dissipatio di Nicola Quiriconi. La proposta dal quartetto milanese composto da Francesca Stella Riva, Alessandro Midlarz, Simone Mattiolo e Luca Freddi è ancora un discorso sonoro ibrido gestito tra struttura e improvvisazione, un viaggio cinematografico concepito come sempre quale flusso unitario diviso in movimenti distinti.
A partire dalla rarefazioni dark-ambient del prologo, il suono si sviluppa quantomai avvolgente, capace di tenere ancorati attraverso la sua sapiente alternanza di nebbiosi dark-jazz à-la Bohren & Der Club Of Gore e ascensioni furenti degne delle migliori progressioni firmate dai GY!BE.
L’andamento è irregolare, scandito da tessiture di fiati atmosferici che scivolano su trame ritmiche incalzanti e capaci di deflagrare in aperture free/noise ottundenti o galleggiare su substrati elettronici vischiosi come pece. È sostanza modellata ad arte, materia multiforme che si distende e riparte con esattezza, mantenendosi viva e priva di sfasature, una spirale visionaria che non concede appigli e trascina in un paesaggio acido totalizzante.
Lontano da logiche di visibilità costante, assecondando un’urgenza produttiva ponderata, Satan Is My Brother si conferma un progetto atipico, incentrato su un’idea sonora chiara che sa rinnovarsi senza mai perdere di vista le proprie origini.
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30/03/2023
This article is an English translation of the original Italian text by Peppe Trotta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.