Nelle intenzioni del suo autore, “Viva Las Vengeance” dovrebbe infatti suonare come una rock opera sulla scia di A Night At The Opera dei Queen, ma è invero un pasticciaccio brutto in cui l’intento ironico – da sempre preponderante per PATD – è solo il flatus vocis che malcela una penuria d’ispirazione e un citazionismo smaccato e fuori luogo. Ogni brano scopiazza infatti almeno due o tre classici, rubando dai già citati Queen fino a Elvis Costello, passando per Kiss, Raspberries, Meat Loaf, T-Rex e Beatles. In molti brani di “Viva Las Vengeance” vi è, poi, una disturbante dissonanza tra strumenti e traccia vocale, come se tutto fosse frutto di un taglia e cuci amatoriale.
Anche la voce di Urie, da sempre punto di forza di Panic! at The Disco, appare qua forzata e stridula, alla perenne ricerca della nota più alta. Uno sfoggio straripante che scade spesso nel grottesco. Vi basterà ascoltare “Sad Clown” per capire.
Non fanno eccezione i testi, che spiccano per il loro infantilismo, tant’è che “Middle Of A Breakup” e “Sugar Soaker” sembrano scritti da adolescenti in piena fase ormonale su Tumblr, e il mix, rumoroso e compresso, non lascia respiro agli strumenti, con la batteria spesso a malapena udibile. I brani si muovono quindi entro un range dinamico ristretto, che li rende ancor meno espressivi, nonostante l’ostentata ricerca di sontuosità e opulenza da parte di Urie.
Come dichiarato dallo stesso Urie, “Viva Las Vengeance” è la (legittima) realizzazione di un sogno adolescenziale ma, a conti fatti, è anche e soprattutto un melting pot delirante e inconcludente di canzoni brutte.
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14/10/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Giulia Quaranta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.