Non esistono leggi scritte nella musica dei Blut Aus Nord. Ogni disco è diverso dal precedente, nonostante la presenza di un sottile filo invisibile capace di mettere in connessione le varie uscite. Questo leit-motiv ha un solo nome: avanguardia.
Se, dunque, la loro sperimentazione prosegue in maniera inarrestabile, è il contorno a cambiare, come testimoniato ad esempio dagli ultimi tre album. Siamo infatti passati dai claustrofobici riflessi industriali di “Deus Salutis Meæ” (2017) ai bagliori psichedelici di “Hallucinogen” (2019), fino ad atterrare nel cuore di un nuovo scenario da incubo dal titolo programmatico, “Disharmonium – Undreamable Abysses”.
I tentacoli che avvolgono la copertina riportano inesorabilmente in mente un panorama degno del genio di Howard Phillips Lovecraft: al resto, ci pensano i sette minuti abbondanti dell’iniziale “Chants Of The Deep Ones”, un black metal visionario, inquietante e opprimente, dove ancora una volta le vocals vengono quasi messe in disparte per fare spazio alla ricchezza strumentale del brano.
Questa è la linea scelta dai tre francesi, un modus operandi atto a scatenare nell’ascoltatore delle sensazioni di puro terrore. Ciò che accade esattamente nella pregevole “In The Woods”, dove il tessuto musicale non è poi così dissimile da un raggelante e continuo ululato nel buio.
“Keziah Mason” cita nuovamente Lovecraft (incontriamo questa strega nel racconto “The Dreams In The Witch House”), mostrandoci il volto più atmosferico e rallentato dei Blut Aus Nord, un volto sempre proiettato al di fuori della realtà, verso nuove dimensioni sempre più oscure e contorte.
C’è da dire che “Disharmonium – Undreamable Abysses” non offre una grande varietà di soluzioni (questo aspetto potrebbe intimorire chi è poco avvezzo a tali sonorità), ma la sua forza va ricercata proprio nella sua compattezza, nel suo tortuoso e ipnotico incedere. Questo è il black metal metafisico dei Blut Aus Nord: un tuffo nell’ignoto, in attesa del prossimo varco.
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21/05/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Paolo Chemnitz, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.